patologie

Calcolare il sovrappeso: il tuo indice di massa corporea (IMC)

Come calcolare il sovrappeso è una delle domande che mi vengono rivolte più frequentemente durante gli incontri nei miei studi. Vedremo di seguito come calcolare il proprio indice di massa corporea e quindi se si è in ‘sovrappeso’. Calcolare l’indice di massa corporea o IMC equivale e utilizzare una formula standard per cui la massa di una persona (espressa in chilogrammi) viene divisa per il quadrato della sua altezza (espressa in metri).

IMC: massa (Kg)/ altezza2 (m)

L’indice di massa corporea che viene così calcolato ha dei valori che vengono suddivisi in queste categorie:

  • Meno di 18,5 – sottopeso
  • Tra 18,5 e 24,9 – normopeso
  • Da 25 a 29,9 – sovrappeso
  • Da 30 a 35 – obesità di tipo 1
  • Da 35 a 40 – obesità di tipo 2
  • Oltre 40 – obesità severa

Per fare un esempio, una persona alta 1,75m e che pesa 70Kg avrà un indice di massa corporea di:

IMC: 70/ (1,75)2 = 22,86 e perciò rientra nella categoria ‘normopeso’.

La misurazione della circonferenza addominale è un altro parametro che può essere utilizzato unitamente al IMC per calcolare il sovrappeso.

La mia visita nutrizionale viene sempre completata  con la misurazione, con un comune nastro metrico, di varie parti del corpo e della “vita e dei fianchi” e dai loro valori  si trae un rapporto (rapporto vita/fianchi) da cui si può stabilire la distribuzione del tessuto adiposo del soggetto (obeso) in esame e di conseguenza a quale tipo di obesità il soggetto  viene “classificato”

Questo perché recenti studi sul tessuto adiposo hanno dimostrato che il “grasso viscerale”, cioè quello  che si trova depositato intorno al “giro vita” ha  caratteristiche diverse rispetto a quello sottocutaneo (che si trova, ad esempio, nei glutei, nella regione posteriore del tronco ecc.).

Per questo nella visita del nutrizionista, oltre alle altre misurazioni si dà grande importanza alla misurazione della circonferenza dell’addome, in quanto tale valore è in stretto rapporto con l’eccesso di grasso “viscerale” e con esso si può stabilire se ci si trovi di fronte ad un soggetto affetto da “obesità centrale o periferica”.

In altri termini se la distribuzione del tessuto adiposo è equamente distribuita nelle varie regioni del corpo (obesità periferica) oppure se è localizzato prevalentemente nella regione addominale (obesità addominale o viscerale).

I suddetti valori, per stabilire “l’obesità viscerale”, sono stati da qualche anno così definiti: i maschi non debbono avere più di 94 cm di circonferenza addominale e le femmine non devono superare gli 80 cm.

Come migliorare la digestione

Come possiamo migliorare la nostra digestione? Ci siamo mai chiesti se una digestione migliore possa contribuire al nostro benessere psico-fisico? Vediamo insieme qualche informazione importante a riguardo.

La digestione ha inizio proprio all’interno della nostra bocca, esattamente dove ha luogo anche gran parte dell’esperienza sensoriale del mangiare. Perciò per noi è estremamente importante masticare bene gli alimenti. Masticare completamente il cibo è un’abitudine che non solo accresce il nostro piacere, ma promuove anche una salute migliore.

Se vi ritrovate nella situazione in cui si trova la maggior parte delle persone, cioè mangiate di corsa e tendete a trangugiare i vostri pasti, mettere in pratica questo consiglio può fare una grossa differenza, rispetto ai benefici che si possono trarre dagli alimenti che mangiate.

Anche se masticare tanto può apparire scomodo, è possibile assimilare in questo modo tutte le sostanze nutritive e apprezzare la bontà del cibo. La digestione dei carboidrati, come i cereali e la verdura, inizia proprio nella bocca. Qui le nostre ghiandole secernono l’amilasi, un enzima che si mescola al cibo mentre lo mastichiamo. Se il cibo non viene scomposto bene quando si trova in bocca, gli altri enzimi che incontra durante il suo percorso lungo il tratto digerente non possono svolgere altrettanto bene il loro lavoro.

Se questo accade spesso, indovinate che succede? Avrete più fame, a prescindere da quanto mangiate. Questo accade perché non state davvero nutrendo il vostro organismo in modo altrettanto efficiente di come lo fareste, se ci fossero più enzimi, a patto che mangiaste di meno, ma masticando di più.

Quando masticate, fate anche qualcos’altro di ugualmente importante, se non di più. Sminuzzate il cibo che mangiate in piccoli frammenti il che garantisce un rilascio più completo delle vitamine, dei minerali e dell’energia contenuta in ciascun boccone. Inoltre, il cibo non masticato può restare fermo nello stomaco per moltissimo tempo, causando gas, gonfiore e ogni di genere di sintomi fisici sgradevoli. Quindi potrete forse evitare questi inconvenienti, grazie a una masticazione appropriata. Molta gente pensa di avere disordini della digestione localizzati nello stomaco, mentre in realtà la loro incapacità di digerire gli alimenti comincia in bocca.

Per quanto riguarda l’equilibrio dei livelli acido-alcalini, masticare molte volte un boccone è un metodo semplice per aderire a quel sentiero. La vostra saliva è alcalina, quindi la masticazione alcalinizza naturalmente il cibo direttamente quando è in bocca.

Infine, quando si masticano bene gli alimenti integrali, il cibo in realtà ha anche un sapore migliore. In parte, ciò è dovuto al fatto che vi date realmente il tempo di gustarlo.

Una maggior attenzione alla fase di masticazione del cibo è uno degli aspetti più importanti per migliorare la digestione. Altri aspetti concorrono in questa fase e dipendono dalle abitudine quotidiane di ciascuno. Quando ci si rivolge al nutrizionista questi sono aspetti fondamentali da affrontare durante gli incontri e che dovrebbero sempre essere tenuti in conto nei consigli dati.

Dieta e cellulite: la corretta alimentazione

Dieta e cellulite: esiste un rapporto tra dieta e la comparsa della cellulite. Di seguito vediamo di saperne un po’ di più in merito a questo binomio.

Perché si forma la cellulite?

Tutte le donne la conoscono come “cellulite”, ma in realtà il nome scientifico, noto a pochissime, è pannicolopatia edematofibro-sclerotica (PEFS).

Il termine definisce uno stato infiammatorio del tessuto adiposo sottocutaneo ad eziopatogenesi complessa in cui entrano in gioco molteplici fattori genetico-costituzionali, ormonali, circolatori e comportamentali (dieta ricca di grassi e sale, scarsa idratazione, dimagrimenti “lampo”, sedentarietà, fumo …).

Indiscusso il ruolo svolto dagli ormoni sessuali femminili, in particolare dagli estrogeni che rendono la cellulite un problema che interessa quasi nove donne su dieci.

Il tipico (e tanto odiato) aspetto a “buccia di arancia” della pelle, che si localizza principalmente su cosce, fianchi e glutei, è dovuto all’aumento del numero e del volume (che può portare addirittura alla rottura) delle cellule adipose e all’ispessimento del tessuto connettivo che si organizza in fasci fibrotici.

Queste alterazioni, che derivano dalla degenerazione della microcircolazione del tessuto adiposo, a loro volta favoriscono l’instaurarsi di un circuito vizioso che comporta un ulteriore compressione del microcircolo e maggior ristagno di liquidi con conseguente aggravamento dello stato infiammatorio e dunque peggioramento dell’inestetismo.

 Cellulite e alimentazione

Un’alimentazione sana, variata ed equilibrata è un preziosissimo strumento di salute. Consente, infatti, di prevenire moltissime patologie croniche, in particolare cardio-vascolari e metaboliche (diabete, dislipidemie) nonché molti tumori (mammella, ovaio, colon-retto).

Ma ha anche un ruolo importante nel prevenire e contrastare la formazione di cellulite: sono sufficienti pochi accorgimenti per ridurre, attraverso la dieta, sia la deposizione di adipe sia la ritenzione idrica. Le conoscenze biochimiche attuali ci hanno permesso, infatti, di individuare importanti connessioni tra alcuni nutrienti e la cellulite.

Attenzione: nessun cibo è vietato e nessun cibo fa miracoli! Nessuna categoria alimentare deve essere bandita, gli alimenti contengono infatti micro  e macronutrienti che sono fondamentali per lo stato di salute dell’organismo.

Inoltre, un controllo delle chilocalorie che introduciamo è utilissimo per mantenersi in forma.

Ricordate che alle “buone abitudini a tavola” deve essere sempre associato uno stile di vita dinamico: perciò, oltre ad una dieta sana e varia, se abbiniamo una attività fisica regolare possiamo ridurre il rischio di avere cellulite.

Una corretta idratazione è una delle soluzioni più efficaci per combattere la cellulite E’ importante bere molta acqua (1,5-2 litri al giorno) soprattutto lontano dai pasti perché favorisce il ricambio idrico ed aiuta ad eliminare le sostanze tossiche di scarto metabolico aumentando la diuresi.

Le acque oligominerali possono essere utili o controindicate in molte patologie a seconda della concentrazione di sali che vi sono disciolti; nel nostro caso, è importante la scelta di un’acqua povera di sodio. Sfatiamo il mito secondo il quale è meglio bere acqua non addizionata di anidride carbonica (acqua frizzante): il gas disciolto nell’acqua non influisce sul ricambio idrico, ma modifica solo la produzione di acido cloridrico a livello gastrico (quindi potrebbe essere utilizzata nelle digestioni lente, mentre sicuramente controindicata in caso di gastriti acute o croniche).

Uno dei segreti è come sempre la “giusta” cottura. La preparazione dei cibi attraverso la cottura su griglia o a vapore aiuta a mantenere un controllo ottimale dei grassi e preserva i preziosi nutrimenti in essi contenuti.

Ad ogni modo, come per qualsiasi dieta specifica, anche in questo caso rivolgendosi al nutrizionista è possibile la correzione dell’alimentazione per diminuire i problemi della pelle quali la cellulite ed altre imperfezioni. Individueremo insieme i cibi che favoriscono l’insorgenza di questo inestetismo e ci lavoreremo con un programma alimentare adeguato.

Reazioni avverse agli alimenti: Intolleranze vs Allergie

Risultati immagini per allergie alimentari

Qual’è la differenza tra un’intolleranza alimentare ed una allergia ad un alimento?

Le reazioni fisiologiche a determinati tipi di alimenti sono comuni, ma sono causate per lo più da intolleranze piuttosto che da allergie. Una intolleranza alimentare può presentare gli stessi sintomi e segnali di una allergia, cosi talvolta si tende a confondere le due cose.

Una vera allergia alimentare causa una reazione del sistema immunitario che interessa diversi organi interni e può presentarsi con sintomi diversi. In alcuni casi una reazione allergica ad un alimento può essere molto grave o addirittura risultare letale.

In caso di intolleranza alimentare, si possono assumere piccole quantità dell’alimento che causa reazione senza che ci siano particolari conseguenze e si possono anche prevenire reazioni più gravi. Ad esempio, in caso di intolleranza al lattosio, è possibile bere latte privato del lattosio o assumere compresse per favorirne la digestione.

Cause di intolleranza alimentare includono:

Assenza di un enzima necessario alla digestione di un alimento. Un esempio molto comune è l’intolleranza al lattosio;

Sindrome dell’intestino irritabile. Questa condizione cronica può causare crampi, costipazione e diarrea;

Ipersensibilità agli additivi alimentari. Ad esempio, i solfiti utilizzati per preservare la frutta secca, cibi in scatola e vino possono scatenare attacchi d’asma in soggetti sensibili;

Celiachia. La celiachia presenta alcune caratteristiche tipiche delle allergie alimentari dato che coinvolge il sistema immunitario. Tuttavia, i sintomi che si presentano sono per lo più a livello gastrointestinale e i soggetti affetti da celiachia non rischiano di subire shock anafilattico. Questa condizione cronica è causata dal glutine, una proteina presente nel grano ed in numerosi altri cereali.

Nel caso di una reazione in seguito all’assunzione di un particolare alimento, è sempre consigliabile consultate il medico per capire se siete affetti da intolleranza o allergia.

In caso di allergia alimentare, potreste essere in pericolo di vita a causa di forti reazioni allergiche (shock anafilattico) anche se in passato le stesse fossero state lievi. E’ molto importante riconoscere una reazione allergica grave e sapere come comportarsi.

In caso di intolleranza alimentare il medico curante potrebbe seguirvi ed aiutarvi nell’affrontare le cause della reazione avversa o potrete affidarvi ad un esperto della nutrizione (nutrizionista o dietologo) per sapere come gestire la vostra alimentazione.

 

Allergia al glutine: come riconoscerla e affrontarla

Una allergia al glutine può avere una serie di sintomi – crampi allo stomaco, diarrea o altri sintomi intestinali – simili a quelli dovuti alla sensibilità al glutine o alla malattia celiaca, un disturbo autoimmune, perciò è fondamentale fare una diagnosi accurata. Un allergologo può determinare se si è affetti da una allergia al glutine.

La componente genetica è molto importante, perciò se i nostri genitori sono allergici a qualche alimento la probabilità di essere a propria volta allergici ad un cibo aumenta.

Un’allergia può essere diagnosticata sia tramite un prick-test sia tramite un prelievo di sangue. Il primo mette in evidenza una reazione nella parte di pelle in cui viene posto un liquido contenente proteine del grano ed è molto veloce: in 15-20 minuti si può notare una reazione che indica la presenza di una allergia. Nel prelievo di sangue invece si ricerca la presenza di anticorpi per le immunoglobuline E delle proteine del grano. Un test sul siero che ricerchi più tipi di anticorpi può essere utilizzato per diagnosticare anche la malattia celiaca.

Gestire un’allergia al glutine significa evitare strettamente qualsiasi ingrediente che lo contenga sia di tipo alimentare che di altro tipo. Il glutine si trova in moltissimi alimenti – cereali, pasta, crackers, panini, salse e gelati. Inoltre si può trovare anche in altri prodotti non alimentari come cosmetici, farmaci e prodotti da bagno.

Alimenti che non contengono glutine al loro interno possono però esserne contaminati durante i processi di lavorazione di quegli stessi alimenti. Di conseguenza, chi è allergico al glutine deve evitare in via precauzionale anche quegli alimenti che riportano in etichetta diciture del tipo: “…può contenere tracce di…”,  “prodotto in uno stabilimento in cui si utilizza anche ….” o similari.

Uno degli aspetti più interessanti dell’allergia al glutine è la cottura. I prodotti da forno come pane, torte, dolci, ecc. possono essere  realizzati utilizzando una combinazione di farine che naturalmente non contengono glutine, tipo le farine di riso, mais, mandorle e miglio. Altri tipi di alimenti che non contengono glutine sono quelli fatti con farine di quinoa, grano saraceno, sorgo e amaranto.

Tutte le persone che hanno un qualsiasi tipo di allergia al cibo devono attuare dei cambiamenti nelle loro abitudini alimentari. Anche in questo caso è sempre preferibile rivolgersi al medico o al nutrizionista per essere guidati nella scelta più corretta delle farine da utilizzare.

Il lavoro della nutrizionista come supporto ad una patologia: la dieta raccontata da A.

Come nutrizionista specializzata in nutrizione clinica, spesso mi viene chiesto dal medico curante un supporto a diversi tipi di patologia tramite diete specifiche ed accurate. Nel caso che che vi riporto di seguito, A. ci racconta come ha affrontato le diverse fasi della dieta e il successo che ha ottenuto.

Pubblico oggi la sua intervista perchè proprio in questi giorni abbiamo ricevuto l’esito degli ultimi esami clinici che sono risultati davvero esaltanti a controprova dell’ottimo lavoro fatto insieme:

1. Qual’è il motivo che ti ha spinto a rivolgerti ad un nutrizionista?

Dimagrire ed imparare a mangiare in maniera sana per stare bene.

Sono nata con dei seri problemi all’intestino che fino all’età di 20 anni mi hanno dato parecchi disturbi con l’alimentazione. Questo ha comportato e comporta tuttora anche l’assunzione di parecchi farmaci e flebo che hanno riempito il mio corpo di liquidi e tossine. Nei primi anni di vita non ne volevo proprio sapere di mangiare, poi crescendo, ho cominciato il mio rapporto con il cibo che però non era del tutto sano.

Ad un certo punto ho deciso di dare una svolta e di cercare di migliorare il mio fisico e la mia alimentazione così ho contattato la mia nutrizionista che mi ha saputo guidare sulla giusta strada.

2. In che modo hai affrontato la dieta una volta che ti è stata consegnata?

Appena mi è stata consegnata la prima scheda ho iniziato subito a seguirla alla lettera così come per le altre due a seguire. Certo ho dovuto cambiare un po’ le mie abitudini alimentari ma se ti prefiggi dei risultati niente risulta difficile.

3. Come è stato il tuo rapporto con la nutrizionista?

Il mio rapporto con la nutrizionista è stato ed è tuttora molto bello, lei è sempre stata molto presente e sempre pronta a risolvere eventuali ‘problemi’ che mi poteva creare la dieta a causa della mia patologia.

Nella preparazione delle schede ha sempre ascoltato le mie esigenze. E’ stata partecipe e felice anche lei dei risultati che raggiungevo di volta in volta e ha sempre tenuto conto dei referti medici che le inviavo. Una persona molto professionale che consiglio a tutti.

4. Che risultati hai ottenuto dopo il primo mese di dieta?

Già dopo il primo mese di dieta i risultati sono stati importanti e ciò mi ha spinto a voler continuare il mio percorso fino alla fine senza arrendermi.

5. Come stai adesso?

Adesso, dopo 4 mesi di dieta, 8 kg persi e parecchi cm in meno di circonferenza in tutto il corpo, sono ormai giunta alla scheda di mantenimento. Molto contenta del risultato ottenuto.”

Ringrazio molto A. per avermi permesso di pubblicare e condividere la sua esperienza personale e il percorso fatto insieme a me.

Dieta anticolesterolo: quali alimenti scegliere

I livelli di colesterolo aumentano quando la dieta quotidiana contiene una grande quantità di grassi saturi. In ogni caso le molte ricerche condotte dimostrano che riducendo la quantità di questi grassi saturi e sostituendoli con cibo che ne contenga prevalentemente di insaturi, si possano migliorare di molto i valori ematici di colesterolo.

Alimenti che aumentano i livelli di colesterolo

Per diminuire la quantità di grassi saturi nella propria dieta sarebbe meglio diminuire i seguenti alimenti che invece ne contengono molti:

  • Burro e burro chiarificato
  • Margarina
  • Lardo e grasso d’oca
  • Carne grassa e salse per condirla
  • Formaggi grassi, latte e creme
  • Olio di cocco e di palma

Inoltre, molti altri cibi come la cioccolata al latte, le caramelle al mou, i dolci e molti biscotti, che derivano dall’utilizzo degli alimenti indicate nella lista precedente, possono contribuire all’aumento del colesterolo.

Alimenti anticolesterolo che ne aiutano la riduzione

I vegetali non contengono colesterolo e contengono spesso pochi grassi saturi. Perciò vegetali e alimenti a base di vegetali possono comporre una dieta a basso contenuto di colesterolo. Questi cibi includono cereali d’avena, orzo, verdure in generale, alimenti a base di soia, fagioli, leguminose, noci e semi. Inoltre sono da includere nella lista:

  • crusca di avena
  • orzo perlato
  • fagioli adzuki, fagioli neri, fagioli cannellini, ceci, piselli
  • lenticchie rosse e verdi
  • vegetali ricchi in fibre come le melanzane, gli agrumi, le rape, le patate novelle e il mango
  • latte e yogurt di soia
  • tofu
  • mandorle, pistacchi, noci, noci pecan, anacardi, arachidi

Il mito dei cibi che aumentano i livelli di colesterolo

Spesso si sente dire o si legge di evitare nella propria dieta anticolesterolo alcuni cibi che ne sono ricchi. Questi includono le uova, il fegato e i crostacei (gamberi, gamberetti, ecc.). Sebbene assumiamo una parte del colesterolo proprio da questi alimenti di origine animale, molti di noi non necessitano di limitarli nella dieta perchè sono comunque cibi che contengono pochi grassi saturi.

In ogni caso per decidere una dieta anticolesterolo adatta ad ogni singolo caso è bene richiedere una consulenza ad un professionista dietologo o nutrizionista in modo da non incorrere in scelte che possano essere non equilibrate per la salute del proprio organismo.

Intolleranza alimentare: come riconoscerla

 

L’intolleranza alimentare è una reazione avversa, spesso tardiva, ad un alimento, una bevanda, un additivo alimentare o a componenti del cibo e che produce una serie di sintomi nell’organismo che lo ingerisce.

Le intolleranze alimentari sono classificate in base al meccanismo con cui agiscono. Potremmo avere quindi un’ intolleranza alimentare che può verificarsi quando è assente un composto chimico o un enzima in grado di digerire una determinata sostanza alimentare, come ad esempio succede nell’intolleranza ereditaria al fruttosio (lo zucchero della frutta zuccherina, del miele e di alcuni vegetali).

Oppure un’intolleranza alimentare può essere il risultato di una anomalia nella capacità di assorbimento di un nutriente, come ad esempio nel malassorbimento del fruttosio stesso.

Infine, reazioni di intolleranza si possono avere nei confronti di composti chimici presenti negli alimenti, come nel caso della sensibilità ai salicilati che sono presenti in numerose spezie, nella frutta e nella verdura, ed in alcune bevande.

Rispetto ad una allergia alimentare, l’intolleranza è spesso più difficile da diagnosticare, è meno evidente nella manifestazione dei sintomi, meno acuta ma può cronicizzare più facilmente. Inoltre, poiché la risposta fisiologica ad una intolleranza alimentare può evidenziarsi anche dopo un lungo periodo di tempo, può risultare difficile capire quale sia l’alimento che provoca tale reazione. I sintomi di una intolleranza alimentare solitamente si presentano mezz’ora-un’ora dopo aver mangiato o bevuto l’alimento in questione, ma a volte i sintomi possono svilupparsi anche fino a 48 ore successive al pasto.

Una intolleranza alimentare si può presentare con una sintomatologia che riguarda la pelle, l’apparato respiratorio, il tratto gastrointestinale o anche una combinazione di questi.

Se si sospetta una intolleranza alimentare è sempre bene investigare a riguardo. Eventualmente si accertasse di soffrire di una qualche intolleranza è bene rivolgersi ad un professionista come un nutrizionista o un dietologo per avere indicazioni sulla corretta dieta da seguire.

Esistono diverse metodologie per sapere a quali alimenti si è intolleranti, molte delle quali oramai sono del tutto non invasive.

Per maggiori informazioni e per cercare una soluzione adatta a voi potete prendere contatto con me chiamando il numero: 342 3286181

Arriva la frutta esotica: il consiglio della nutrizionista (parte1)

A tavola c’è sempre più richiesta di frutta esotica che oggi viene coltivata anche in Italia. Scopriamone insieme qualche proprietà, uno per volta scoprendone le sostanze utili al nostro organismo e quando introdurle nella nostra dieta.

 

L’Avocado:

è una buona fonte di omega 3, i grassi cosidetti “buoni”, che contribuiscono al buon funzionamento del sistema nervoso e stimolano la circolazione sanguigna, riducendo il colesterolo e il rischio di malattie cardiovascolari.

Il consiglio della nutrizionista: consumarlo con moderazione in quanto 100g forniscono circa 230Kcal. Inoltre è ottimo in insalata con un secondo piatto a base di pesce.

 

La Papaya:

la polpa della papaya contiene una sostanza denominata papaina che favorisce la digestione. E’ ricca di acqua e di vitamina C ma povera di calorie (43Kcal per 100g ca.). Aiuta a drenare i liquidi in eccesso, combattendo gonfiori, cellulite ed altri inestetismi cutanei.

Il consiglio della nutrizionista: si sposa bene con le insalate o dopo i pasti, e in questo caso sembrerà di gustare un buon dessert.

 

Il Frutto della passione:

Il suo alto contenuto di fibre, come la pectina, contribuisce a regolare il funzionamento dell’intestino, i livelli di colesterolo nel sangue e l’assorbimento dei carboidrati. In più fornisce una buona quantità di vitamine C, A e betacarotene, sostanze che aiutano a contrastare i radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento.

Il consiglio della nutrizionista: abbinato a piatti a base di crostacei e pesce, che sono ricchi di ferro, ne favorisce l’assorbimento da parte dell’organismo.

Seguimi sulla pagina Facebook “Nutrizionista Laura Cassaro” e se ti piace metti un like

 

Un'alimentazione corretta ed equilibrata costituisce un presupposto indispensabile per una vita in salute, diminuendo il rischio di comparsa di molte malattie quali ipertensione, patologie cardiovascolari, diabete ed obesita.
Nutrizionista Laura Cassaro
Privacy Policy
Cookie Policy