Nutrizionista

Proprietà e benefici del miele

Il miele è il prodotto della trasformazione delle secrezioni dei fiori, ovvero del nettare, e di quelle di alcuni insetti, ovvero la melata. Molti sono i benefici del miele che conosceremo in questo articolo.

La sua bontà dipende dal lavoro delle api e da come l’uomo interviene per estrarlo. È un alimento molto energetico e facilmente digeribile, composto da zuccheri semplici come fruttosio e glucosio.

Al suo interno vi sono enzimi, vitamine, oligominerali e sostanze antibiotico-simili.

Studi e prove scientifiche sui benefici del miele

Molti studi hanno coinvolto il miele negli ultimi anni, come ad esempio quello del professore di biochimica Peter Molan, che nel suo laboratorio ha cosparso direttamente di miele sette batteri responsabili di infezioni nelle ferite. Ne è risultato che tutti e sette i batteri sono stati neutralizzati.

Anche lo scienziato Bernard Descottesil, capo del Dipartimento di chirurgia interna e trapianti dell’Ospedale di Limoges, ha effettuato studi sui benefici del miele. In questo caso, però, è stata testata la sua capacità cicatrizzante sulle piaghe, con risultati molto positivi.

Dal 1984 esiste la cosiddetta “terapia a base di miele”, da lui rinominata “apiterapia”.

Azioni e benefici del miele

Tra le azioni principali del miele vi sono quella antibatterica e quella antibiotica. Esse sono possibili grazie al contenuto di perossido di idrogeno, la stessa sostanza che viene utilizzata per disinfettare le ferite.

Oltre a fermare le infezioni superficiali, il miele attenua le ulcere gastriche ed è efficace contro la stipsi. Il tutto è possibile per l’alto contenuto di fruttosio, zucchero capace di arrivare nell’intestino crasso senza essere stato digerito.

Inoltre, il fruttosio ha un effetto energetico prolungato poiché, a differenza del glucosio che viene bruciato immediatamente, rimane in circolazione nell’organismo più a lungo.

benefici del miele per l’organismo sono innumerevoli; ad esempio, ha un’azione decongestionante e calmante della tosse.

A livello muscolare, si registra un aumento della resistenza e della potenza, mentre per le ossa il miele ha dimostrato proprietà fissanti di calcio e magnesio.

Il miele ha infine un’azione protettiva, stimolante e regolatrice dell’apparato digerente, nonché diuretica e cardiotropa.

Benefici del miele: le tipologie

Esistono diverse tipologie di miele, differenti per colore, aroma e cristallizzazione. La varietà dipende dalla fonte di provenienza, dall’area di produzione e dalla variazioni climatiche.

Il miele di tiglio è ottimo in caso di insonnia, quello di timo per le infezioni respiratorie, quello di agrumi ha azione sedativa, infine quello di castagno ha proprietà ricostituenti e rimineralizzanti.

Benefici del miele: processo di cristallizzazione

La cristallizzazione è un processo naturale, prova della genuinità del miele. Le diverse tipologie cristallizzano in tempi diversi, per esempio il miele di acacia rimane liquido più a lungo.

In caso di cristallizzazione, il miele torna liquido riscaldandolo a 45°C, ma a temperature più alte potrebbe vedere danneggiati i suoi benefici.

È quindi consigliabile aggiungerlo come dolcificante alle bevande calde quando queste non sono bollenti, così da mantenerne inalterate le proprietà.

Un’altra attenzione nei confronti del miele riguarda la conservazione. Per poter assimilare al meglio le priorità nutritive, è consigliato consumarlo entro due anni. 

Benefici del miele: calorie e dosi consigliate

Il miele ha 304 kcal per 100 grammi, ma a seconda della tipologia cambiano calorie e proprietà.

La dose consigliata è di circa 20/30 grammi al giorno, possibilmente in sostituzione dello zucchero.

Agnese Pirazzi

Dott.ssa Laura Cassaro Biologa Nutrizionista a Padova
La banana rossa e le sue differenze con la banana gialla

Nel mondo esistono più di 1000 varietà di banana. La banana rossa appartiene ad una categoria presente nel Sud-Est Asiatico e si distingue per la sua buccia di colore rosso; è morbida e possiede un sapore dolce. Spesso viene impiegata in dessert di vario genere, ma può essere anche inserita in piatti salati. La banana rossa è una fonte di nutrienti essenziali e può migliorare la salute del nostro sistema immunitario, del cuore e facilitare la digestione.

Ecco di seguito i benefici principali della banana rossa e quali sono le differenze con la banana gialla.

Contiene nutrienti importanti

Così come le banane gialle, le banane rosse sono una grande fonte di nutrienti essenziali. Sono particolarmente ricche in potassio, vitamina C e vitamina B6; contengono inoltre una quantità consistente di fibre.
Ecco i valori nutrizionali per 100 grammi di banana rossa:

  • Calorie: 90 Kcal
  • Carboidrati: 21 g
  • Proteine: 1,3 g
  • Grassi: 0,3 g
  • Fibre: 3 g
  • Potassio: 9% della Dose Giornaliera Raccomandata
  • Vitamina B6: 28%
  • Vitamina C: 9%
  • Magnesio: 8%

La banana rossa è costituita per la maggior parte da carboidrati ed acqua. Gli elevati livelli di vitamine e sali minerali la rendono un alimento particolarmente denso di nutrienti.

Antiossidanti

Così come molta frutta e verdura, anche la banana rossa contiene dei potenti antiossidanti, addirittura di più delle banane gialle. Gli antiossidanti sono composti che prevengono il danneggiamento cellulare dovuto a molecole chiamate radicali liberi. Se presenti in quantità elevata, questi radicali liberi possono provocare lo stress ossidativo, spesso collegato a disturbi cardiaci, diabete e altre patologie. I maggiori antiossidanti contenuti nelle banane rosse sono:

  •  carotenoidi
  • antociani
  • vitamina C
  • dopamina

Assumere frutta ricca di antiossidanti permette di ridurre il rischio di contrarre malattie croniche.

Utili per i nostri occhi

Le banane rosse contengono molti carotenoidi, pigmenti che donano loro il caratteristico colore rosso. In particolare, possiedono luteina e beta-carotene, due composti che permettono di migliorare la salute dei nostri occhi. Per esempio, la luteina può aiutare la prevenzione della degenerazione maculare senile, una malattia incurabile che può condurre a cecità. Il beta-carotene, invece, viene convertito dal nostro organismo in vitamina A, una sostanza molto importante per il mantenimento di un buon stato di salute degli occhi.

Sistema immunitario

Come abbiamo detto, questi frutti particolari sono ricchi di vitamina C e vitamina B6, nutrienti essenziali per un sistema immunitario salutare. La vitamina C rinforza le cellule del sistema immunitario; infatti, una sua carenza può contribuire alla formazione di diverse infezioni. La vitamina B6, invece, facilita e supporta la produzione di globuli bianche e di anticorpi, entrambi molto utili quando si devono combattere batteri e infezioni.

Contengono probiotici

I probiotici sono un tipo di fibre che nutre i batteri sani del tratto intestinale. Così come le gialle, anche le banane rosse sono una fonte importante di probiotici. I Fruttooligosaccaridi (FOS) sono la fibra prebiotica presente in maggior quantità in questi frutti, che ne contengono anche un’altra, l’inulina. I prebiotici presenti nelle banane aiutano a ridurre il gonfiore e aumentano la varietà all’interno della flora batterica, riducendo anche la costipazione.

Fonte di fibre

Le fibre aiutano l’apparato digestivo riducendo le infiammazioni, stimolando lo sviluppo della flora batterica e consentendo le regolari funzioni dell’apparato. Per di più, una dieta ricca di fibre aiuta la prevenzione delle malattie infiammatorie intestinali.

Facile da inserire in una dieta

Oltre ai benefici per la salute, la banana rossa è un alimento facile e buono da assumere. Sono uno snack sano e nutriente e data la sua dolcezza è molto utile per addolcire piatti e ricette di vario genere. Ecco alcuni consigli per aggiungere la banana rossa nella propria dieta:

  • Frullato
  • Tagliarla a fette e usarla come condimento sopra i fiocchi d’avena.
  • Una volta congelata, frullarla e fare un gelato alla banana rossa

Questo frutto può anche essere impiegato come contorno o guarnizione ad altri piatti dolci così come a colazione.

Banana rossa o Banana gialla?

Rosse o gialle che siano, queste due varietà di banane si assomigliano molto. Sono entrambe un’ottima fonte di fibre; il loro apporto calorico e il loro contenuto di carboidrati è pressochè identico. Ciononostante, le due varietà possiedono anche alcune differenze; le rosse infatti:

  • sono più piccole e contengono più polpa
  • hanno un gusto leggermente più dolce
  • contengono più vitamina C
  • sono più ricche di antiossidanti
  • possiedono un indice glicemico inferiore

Conclusioni

Le banane rosse sono dei frutti molto benefici per la nostra salute; sono ricchi di vitamine antiossidanti, che contribuiscono al corretto funzionamento di alcuni apparati o sistemi del nostro organismo.

Alcuni cibi per abbassare il colesterolo utili alla dieta

Un alto livello di colesterolo, specialmente quello “cattivo” (o LDL) è strettamente collegato ai disturbi dell’apparato cardiocircolatorio; il rischio di contrarre tali disturbi cresce quando il colesterolo buono, o HDL, è presente solamente in piccola parte e i trigliceridi sono elevati. La nostra dieta, quindi, influisce direttamente sui livelli di questa sostanza all’interno del nostro corpo. Ecco 13 cibi per abbassare il colesterolo che possono diminuire i fattori di rischio legati alle malattie cardiache.

Pesce

Il pesce è uno dei cibi utili per abbassare il colesterolo più largamente consumati. In particolare le specie grasse (salmone, sgombro e trota) sono le principali fonti di omega-3 a livello alimentare. Come già accennato in precedenza, questo acido grasso rinforza il cuore e aumenta il livello di HDL. Il modo migliore per consumare il pesce è cuocerlo a vapore o a fuoco lento, permettendo così ai nutrienti di non disperdersi. Si sconsiglia invece il pesce fritto, in quanto questo tipo di cottura risulta poco sana per il nostro organismo.

Il pesce è parte integrante della dieta mediterranea, che è stata ampiamente studiata proprio per i suoi potenziali effetti positivi sulla salute del cuore.

Legumi

I legumi sono un gruppo di vegetali che comprende, per esempio, i piselli, le lenticchie e i ceci. Contengono molte fibre, minerali e proteine; sostituire qualche cereale raffinato o la carne lavorata con i legumi potrebbe contribuire alla diminuzione del rischio di disturbi cardiovascolari. In particolare, i legumi diminuiscono il livello di LDL nel sangue.

Frutta e frutti rossi

In generale la frutta è tra gli alimenti più utili per abbassare il colesterolo. Molte varietà, infatti, possiedono fibre e aiutano il nostro corpo a liberarsi del colesterolo in eccesso frenando l’attività del fegato, l’organo responsabile della sua produzione. La pectina, una di queste fibre, permette di diminuire il colesterolo all’incirca del 10% e si può trovare nelle mele, nell’uva, negli agrumi e nelle fragole. Grazie alle proprietà antinfiammatorie e antiossidanti di alcuni composti bioattivi presenti nella frutta, è possibile svolgere un’intensa attività di prevenzione delle malattie cardiache. I frutti di bosco e la frutta a grappolo, inoltre, aiutano l’innalzamento dei livelli di HDL e, contemporaneamente, l’abbassamento del colesterolo cattivo.

Avocado

L’avocado è un frutto estremamente ricco di nutrienti. Contiene grassi monoinsaturi e fibre, due nutrienti che aiutano l’abbassamento dei livelli di LDL e sopratutto la crescita del colesterolo buono (HDL).

Frutta secca

Così come l’avocado, anche i diversi tipi di frutta secca sono ricchi di nutrienti. Soprattutto le mandorle e le noci, infatti, contengono elevate quantità di grassi monoinsaturi. Le prime, inoltre, possiedono un elevata quantità di omega-3, un grasso polinsaturo che può migliorare la salute del nostro cuore. La frutta secca è particolarmente ricca in L-arginina, un aminoacido che stimola la produzione di ossido nitrico; questo, a sua volta, aiuta a regolare la pressione sanguigna. Le proprietà nutrienti di questo particolare tipo di frutta non si esauriscono qui: grazie alla presenza di fitosteroli, la frutta secca permette di abbassare il colesterolo bloccando il suo assorbimento nell’intestino. Il calcio, il magnesio e il potassio al loro interno contribuiscono ulteriormente alla regolazione della pressione del sangue.

Verdura

Le verdure sono parte integrante di qualsiasi dieta volta a preservare la nostra salute cardiaca. Sono ricche di fibre e antiossidanti e forniscono un bassissimo apporto calorico. Come alcuni tipi di frutta, anche certi vegetali (melanzane, carote e patate) contengono molta pectina.

Sebbene tutti i vegetali contribuiscano ad un miglioramento della salute cardiaca, le verdure a foglia verde, come il cavolo e gli spinaci, contengono luteina e altri carotenoidi, utili per ridurre il rischio cardiovascolare. I carotenoidi possiedono una funzione antiossidante e combattono i radicali liberi, che provocano l’indurimento delle arterie.

Le verdure a foglia verde possono anche aiutare a ridurre i livelli di colesterolo legandosi agli acidi biliari e facilitando l’espulsione del colesterolo dal nostro corpo.

Cereali integrali

Molti studi supportano la tesi in cui si sostiene che i cereali contribuiscano in modo significativo al miglioramento della salute cardiaca. I cereali integrali mantengono tutte le parti del grano intatte e, di conseguenza, possiedono livelli di vitamine, minerali e fibre più elevati delle loro controparti raffinate. Due cereali risultano essere particolarmente adatti al controllo del colesterolo:

  • Avena: contiene beta-glucano, un tipo di fibra solubile che contribuisce all’abbassamento dei livelli di LDL.
  • Orzo: così come l’avena, permette di diminuire il colesterolo nel sangue.

Cioccolato fondente e cacao

Anche se questa affermazione sembra particolarmente insolita, molti studi affermano che il cioccolato fondente e il cacao siano cibi ricchi di flavonoidi che permettono di abbassare il livello di LDL. In più, questi due nutrienti pare possano prevenire l’ossidazione dell’LDL presente nel sangue prevenendo alcuni disturbi cardiaci. Tuttavia, il cioccolato è spesso ricco di zuccheri aggiunti, che influiscono negativamente sulla salute del cuore.

Pertanto, si raccomanda di prestare particolare attenzione assumendone quantità ridotte e, soprattutto, di utilizzare il cacao puro o scegliere il cioccolato fondente con un contenuto di cacao minimo del 75-85%.

Aglio

L’aglio è un alimento utilizzato da secoli sia in cucina sia in ambito medico. Contiene vari nutrienti benefici come l’allicina. Studi affermano che l’aglio abbassi la pressione sanguigna e diminuisca il livello complessivo di LDL.

Il tè possiede molti composti vegetali che possono migliorare la salute del cuore.

Mentre il tè verde riceve ancora oggi molta attenzione, il tè nero e il tè bianco hanno simili proprietà ed effetti sulla salute.

Due dei principali composti benefici del tè sono:

  • Catechine: aiutano ad attivare l’ossido nitrico (importante per una sana pressione sanguigna). Inoltre, inibiscono la sintesi e l’assorbimento del colesterolo e contribuiscono a prevenire la formazione di coaguli nel sangue.
  • Quercetina: può migliorare le funzioni svolte dai vasi sanguigni e ridurre le infiammazioni.

Olio extra-vergine

Uno degli alimenti cardine nella dieta mediterranea è l’olio extravergine d’oliva. Sebbene questo nutriente debba essere consumato con molta moderazione, è una ricca fonte di acidi grassi monoinsaturi, che possono aiutare ad aumentare l’HDL “buono” e abbassare il colesterolo “cattivo”. È anche una fonte di polifenoli, alcuni dei quali riducono l’infiammazione che può causare malattie cardiache.

Elevati livelli di colesterolo sono un importante fattore di rischio per le malattie cardiache;

fortunatamente, possono essere ridotti e soprattutto mantenuti sotto controllo inserendo determinati alimenti nella propria dieta.

Si consiglia a questo proposito di affidarsi ad uno specialista che potrà seguire con costanza un percorso ben pianificato.

Intolleranza al glutine

Una intolleranza al glutine può dare diversi segnali della sua presenza e si è rivelata essere una intolleranza abbastanza comune. E’ caratterizzata ovviamente da reazioni fisiologiche avverse al glutine, una proteina che si trova nel grano ed in altri cereali.

La malattia celiaca è la forma più grave dell’intolleranza al glutine. Si tratta di una patologia autoimmune che colpisce circa 200.000 persone in tutta Italia (riferimento dati del 2016) e che può portare al verificarsi di danni al sistema digerente.

Tuttavia, c’è una percentuale variabile della popolazione (tra lo 0,5 e il 13%) che soffre di una sensibilità al glutine, non dovuta a celiachia, che è una forma più lieve dell’intolleranza al glutine che può comunque causare qualche disturbo. Entrambe le forme di intolleranza al glutine possono causare sintomi molto diffusi, molti dei quali non hanno nulla a che vedere con disturbi digestivi.

Vediamo di seguito qualche sintomo che può ricondurre ad una intolleranza al glutine.

Una delle prime sensazioni che mi viene riferita in sede di prima visita è quella del gonfiore addominale. Può capitare che in fase post prandiale si avverta la sensazione di gonfiore alla pancia, come se fosse piena di gas. Questi gonfiori mi vengono riferiti molto spesso e possono avere diverse origini, ma una delle cause potrebbe anche essere una intolleranza al glutine.

Un altro sintomo a cui si deve fare attenzione è la poca regolarità intestinale, dovuta a stipsi o al contrario a diarrea. Certo, sono episodi che possono capitare, ma possono diventare un campanello d’allarme qualora la loro comparsa diventi frequente.

Anche il dolore addominale è citato come sintomo frequentemente e può avere diverse origini. Si tratta invece di una sintomatologia molto comune che si riscontra, in fase post prandiale, in coloro che soffrono di intolleranza al glutine.

Se si dovessero presentare uno o più dei sintomi appena elencati, spesso chiedo se si verificano anche dolori alla testa. Molti di noi certamente soffrono di mal di testa ogni tanto. Ma è stato dimostrato che chi ha una intolleranza al glutine è più incline a soffrirne rispetto alla media.

Anche il sentirsi molto stanchi accade spesso e in molte patologie. Gli individui intolleranti al glutine sono molto predisposti alla stanchezza e alla fatica, specialmente dopo aver ingerito alimenti contenenti appunto glutine.

Una intolleranza al glutine può anche influenzare la salute della pelle. I casi più evidenti si verificano in casi di celiachia ma si è visto come una dieta che includa glutine possa anche peggiorare alcuni stati infiammatori della pelle.

I sintomi che possono essere associati ad una intolleranza al glutine sono molti e ho cercato di riassumerne qualcuno in questo estratto. Molti di quelli che ho elencato possono avere anche tutt’altra origine, perciò sconsiglio assolutamente di eliminare dalla propria dieta il glutine.

In questi casi, come spesso ricordo, è bene consultare il medico e il nutrizionista per capire l’origine del proprio disturbo e per sapere come farvi fronte.

Calcolare il sovrappeso: il tuo indice di massa corporea (IMC)

Come calcolare il sovrappeso è una delle domande che mi vengono rivolte più frequentemente durante gli incontri nei miei studi. Vedremo di seguito come calcolare il proprio indice di massa corporea e quindi se si è in ‘sovrappeso’. Calcolare l’indice di massa corporea o IMC equivale e utilizzare una formula standard per cui la massa di una persona (espressa in chilogrammi) viene divisa per il quadrato della sua altezza (espressa in metri).

IMC: massa (Kg)/ altezza2 (m)

L’indice di massa corporea che viene così calcolato ha dei valori che vengono suddivisi in queste categorie:

  • Meno di 18,5 – sottopeso
  • Tra 18,5 e 24,9 – normopeso
  • Da 25 a 29,9 – sovrappeso
  • Da 30 a 35 – obesità di tipo 1
  • Da 35 a 40 – obesità di tipo 2
  • Oltre 40 – obesità severa

Per fare un esempio, una persona alta 1,75m e che pesa 70Kg avrà un indice di massa corporea di:

IMC: 70/ (1,75)2 = 22,86 e perciò rientra nella categoria ‘normopeso’.

La misurazione della circonferenza addominale è un altro parametro che può essere utilizzato unitamente al IMC per calcolare il sovrappeso.

La mia visita nutrizionale viene sempre completata  con la misurazione, con un comune nastro metrico, di varie parti del corpo e della “vita e dei fianchi” e dai loro valori  si trae un rapporto (rapporto vita/fianchi) da cui si può stabilire la distribuzione del tessuto adiposo del soggetto (obeso) in esame e di conseguenza a quale tipo di obesità il soggetto  viene “classificato”

Questo perché recenti studi sul tessuto adiposo hanno dimostrato che il “grasso viscerale”, cioè quello  che si trova depositato intorno al “giro vita” ha  caratteristiche diverse rispetto a quello sottocutaneo (che si trova, ad esempio, nei glutei, nella regione posteriore del tronco ecc.).

Per questo nella visita del nutrizionista, oltre alle altre misurazioni si dà grande importanza alla misurazione della circonferenza dell’addome, in quanto tale valore è in stretto rapporto con l’eccesso di grasso “viscerale” e con esso si può stabilire se ci si trovi di fronte ad un soggetto affetto da “obesità centrale o periferica”.

In altri termini se la distribuzione del tessuto adiposo è equamente distribuita nelle varie regioni del corpo (obesità periferica) oppure se è localizzato prevalentemente nella regione addominale (obesità addominale o viscerale).

I suddetti valori, per stabilire “l’obesità viscerale”, sono stati da qualche anno così definiti: i maschi non debbono avere più di 94 cm di circonferenza addominale e le femmine non devono superare gli 80 cm.

Come migliorare la digestione

Come possiamo migliorare la nostra digestione? Ci siamo mai chiesti se una digestione migliore possa contribuire al nostro benessere psico-fisico? Vediamo insieme qualche informazione importante a riguardo.

La digestione ha inizio proprio all’interno della nostra bocca, esattamente dove ha luogo anche gran parte dell’esperienza sensoriale del mangiare. Perciò per noi è estremamente importante masticare bene gli alimenti. Masticare completamente il cibo è un’abitudine che non solo accresce il nostro piacere, ma promuove anche una salute migliore.

Se vi ritrovate nella situazione in cui si trova la maggior parte delle persone, cioè mangiate di corsa e tendete a trangugiare i vostri pasti, mettere in pratica questo consiglio può fare una grossa differenza, rispetto ai benefici che si possono trarre dagli alimenti che mangiate.

Anche se masticare tanto può apparire scomodo, è possibile assimilare in questo modo tutte le sostanze nutritive e apprezzare la bontà del cibo. La digestione dei carboidrati, come i cereali e la verdura, inizia proprio nella bocca. Qui le nostre ghiandole secernono l’amilasi, un enzima che si mescola al cibo mentre lo mastichiamo. Se il cibo non viene scomposto bene quando si trova in bocca, gli altri enzimi che incontra durante il suo percorso lungo il tratto digerente non possono svolgere altrettanto bene il loro lavoro.

Se questo accade spesso, indovinate che succede? Avrete più fame, a prescindere da quanto mangiate. Questo accade perché non state davvero nutrendo il vostro organismo in modo altrettanto efficiente di come lo fareste, se ci fossero più enzimi, a patto che mangiaste di meno, ma masticando di più.

Quando masticate, fate anche qualcos’altro di ugualmente importante, se non di più. Sminuzzate il cibo che mangiate in piccoli frammenti il che garantisce un rilascio più completo delle vitamine, dei minerali e dell’energia contenuta in ciascun boccone. Inoltre, il cibo non masticato può restare fermo nello stomaco per moltissimo tempo, causando gas, gonfiore e ogni di genere di sintomi fisici sgradevoli. Quindi potrete forse evitare questi inconvenienti, grazie a una masticazione appropriata. Molta gente pensa di avere disordini della digestione localizzati nello stomaco, mentre in realtà la loro incapacità di digerire gli alimenti comincia in bocca.

Per quanto riguarda l’equilibrio dei livelli acido-alcalini, masticare molte volte un boccone è un metodo semplice per aderire a quel sentiero. La vostra saliva è alcalina, quindi la masticazione alcalinizza naturalmente il cibo direttamente quando è in bocca.

Infine, quando si masticano bene gli alimenti integrali, il cibo in realtà ha anche un sapore migliore. In parte, ciò è dovuto al fatto che vi date realmente il tempo di gustarlo.

Una maggior attenzione alla fase di masticazione del cibo è uno degli aspetti più importanti per migliorare la digestione. Altri aspetti concorrono in questa fase e dipendono dalle abitudine quotidiane di ciascuno. Quando ci si rivolge al nutrizionista questi sono aspetti fondamentali da affrontare durante gli incontri e che dovrebbero sempre essere tenuti in conto nei consigli dati.

Dieta e cellulite: la corretta alimentazione

Dieta e cellulite: esiste un rapporto tra dieta e la comparsa della cellulite. Di seguito vediamo di saperne un po’ di più in merito a questo binomio.

Perché si forma la cellulite?

Tutte le donne la conoscono come “cellulite”, ma in realtà il nome scientifico, noto a pochissime, è pannicolopatia edematofibro-sclerotica (PEFS).

Il termine definisce uno stato infiammatorio del tessuto adiposo sottocutaneo ad eziopatogenesi complessa in cui entrano in gioco molteplici fattori genetico-costituzionali, ormonali, circolatori e comportamentali (dieta ricca di grassi e sale, scarsa idratazione, dimagrimenti “lampo”, sedentarietà, fumo …).

Indiscusso il ruolo svolto dagli ormoni sessuali femminili, in particolare dagli estrogeni che rendono la cellulite un problema che interessa quasi nove donne su dieci.

Il tipico (e tanto odiato) aspetto a “buccia di arancia” della pelle, che si localizza principalmente su cosce, fianchi e glutei, è dovuto all’aumento del numero e del volume (che può portare addirittura alla rottura) delle cellule adipose e all’ispessimento del tessuto connettivo che si organizza in fasci fibrotici.

Queste alterazioni, che derivano dalla degenerazione della microcircolazione del tessuto adiposo, a loro volta favoriscono l’instaurarsi di un circuito vizioso che comporta un ulteriore compressione del microcircolo e maggior ristagno di liquidi con conseguente aggravamento dello stato infiammatorio e dunque peggioramento dell’inestetismo.

 Cellulite e alimentazione

Un’alimentazione sana, variata ed equilibrata è un preziosissimo strumento di salute. Consente, infatti, di prevenire moltissime patologie croniche, in particolare cardio-vascolari e metaboliche (diabete, dislipidemie) nonché molti tumori (mammella, ovaio, colon-retto).

Ma ha anche un ruolo importante nel prevenire e contrastare la formazione di cellulite: sono sufficienti pochi accorgimenti per ridurre, attraverso la dieta, sia la deposizione di adipe sia la ritenzione idrica. Le conoscenze biochimiche attuali ci hanno permesso, infatti, di individuare importanti connessioni tra alcuni nutrienti e la cellulite.

Attenzione: nessun cibo è vietato e nessun cibo fa miracoli! Nessuna categoria alimentare deve essere bandita, gli alimenti contengono infatti micro  e macronutrienti che sono fondamentali per lo stato di salute dell’organismo.

Inoltre, un controllo delle chilocalorie che introduciamo è utilissimo per mantenersi in forma.

Ricordate che alle “buone abitudini a tavola” deve essere sempre associato uno stile di vita dinamico: perciò, oltre ad una dieta sana e varia, se abbiniamo una attività fisica regolare possiamo ridurre il rischio di avere cellulite.

Una corretta idratazione è una delle soluzioni più efficaci per combattere la cellulite E’ importante bere molta acqua (1,5-2 litri al giorno) soprattutto lontano dai pasti perché favorisce il ricambio idrico ed aiuta ad eliminare le sostanze tossiche di scarto metabolico aumentando la diuresi.

Le acque oligominerali possono essere utili o controindicate in molte patologie a seconda della concentrazione di sali che vi sono disciolti; nel nostro caso, è importante la scelta di un’acqua povera di sodio. Sfatiamo il mito secondo il quale è meglio bere acqua non addizionata di anidride carbonica (acqua frizzante): il gas disciolto nell’acqua non influisce sul ricambio idrico, ma modifica solo la produzione di acido cloridrico a livello gastrico (quindi potrebbe essere utilizzata nelle digestioni lente, mentre sicuramente controindicata in caso di gastriti acute o croniche).

Uno dei segreti è come sempre la “giusta” cottura. La preparazione dei cibi attraverso la cottura su griglia o a vapore aiuta a mantenere un controllo ottimale dei grassi e preserva i preziosi nutrimenti in essi contenuti.

Ad ogni modo, come per qualsiasi dieta specifica, anche in questo caso rivolgendosi al nutrizionista è possibile la correzione dell’alimentazione per diminuire i problemi della pelle quali la cellulite ed altre imperfezioni. Individueremo insieme i cibi che favoriscono l’insorgenza di questo inestetismo e ci lavoreremo con un programma alimentare adeguato.

Diete rapide e i loro effetti

“Una dieta rapida per perdere peso velocemente ”

“Perdi 10kg in 10 giorni”

“Mangia pure quanto vuoi e perdi comunque peso”

“Perdi una taglia al giorno”

Diete rapide e integratori per velocizzare la perdita di peso sono molto reclamizzati e spesso proposti anche da persone che non sono professionisti del settore. Ma in definitiva, questi prodotti aiutano davvero a dimagrire rapidamente? Sono prodotti sicuri? Queste diete rapide da chi sono elaborate e per chi soprattutto? Vediamo insieme quali sono le conseguenze di scelte sbagliate sia dal punto di vista strettamente alimentare che dell’integrazione associate.

Quali sono i rischi di una perdita di peso rapida?

Una rapida diminuzione di peso può generare molte richieste fisiologiche da parte del corpo. I rischi più seri includono:

  • Calcolosi biliare, che accade dopo qualche mese nel 12-25% delle persone che hanno avuto un dimagrimento molto veloce
  • Disidratazione, che può comunque essere evitata assumendo molti liquidi
  • Malnutrizione, che deriva comunemente da una dieta carente di proteine protratta per diverse settimane
  • Valori degli elettroliti sballati, che raramente poi vanno trattati per tutta la vita

Altri effetti di una perdita di peso rapida possono includere:

  • Mal di testa e cefalee
  • Irritabilità
  • Stanchezza
  • Irregolarità mestruale
  • Perdita di capelli
  • Perdita di massa muscolare
  • Costipazione

I pericoli di una perdita di peso veloce aumentano più a lungo si protrae la dieta.

Fare una dieta rapida, è sempre una buona idea?

Le diete rapide possono avere effetti negativi, ma anche l’obesità e il sovrappeso ne ha molti. Per questo motivo, in casi di obesità appunto, spesso vengono proposte diete a bassissimo contenuto calorico per ridurre il peso velocemente. Questo però comporta che tra il 25 e il 50% delle persone abbandonino il programma prima di aver raggiunto il proprio obiettivo. Inoltre accade che il peso venga ripreso altrettanto velocemente subito dopo aver terminato il programma dietologico proposto. Questi effetti hanno indotto molti esperti del settore a proporre un approccio più simile ad una dieta regolare.

Molte persone cercano di dimagrire velocemente e lo fanno con diete ‘fai da te’. Spesso lo si fa per raggiungere un obiettivo a breve termine  come indossare un certo vestito o per vedersi più magri quando si va al mare. Di certo però fare di testa propria non è sempre salutare. Molto meglio rivolgersi al proprio medico o al nutrizionista in modo da essere sicuri di includere nella propria dieta un corretto apporto di proteine, vitamine e minerali. Si può certamente perdere peso in poco tempo ma bisogna assicurarsi di farlo nel modo più sano possibile dal punto di vista nutrizionale.

Reazioni avverse agli alimenti: Intolleranze vs Allergie

Risultati immagini per allergie alimentari

Qual’è la differenza tra un’intolleranza alimentare ed una allergia ad un alimento?

Le reazioni fisiologiche a determinati tipi di alimenti sono comuni, ma sono causate per lo più da intolleranze piuttosto che da allergie. Una intolleranza alimentare può presentare gli stessi sintomi e segnali di una allergia, cosi talvolta si tende a confondere le due cose.

Una vera allergia alimentare causa una reazione del sistema immunitario che interessa diversi organi interni e può presentarsi con sintomi diversi. In alcuni casi una reazione allergica ad un alimento può essere molto grave o addirittura risultare letale.

In caso di intolleranza alimentare, si possono assumere piccole quantità dell’alimento che causa reazione senza che ci siano particolari conseguenze e si possono anche prevenire reazioni più gravi. Ad esempio, in caso di intolleranza al lattosio, è possibile bere latte privato del lattosio o assumere compresse per favorirne la digestione.

Cause di intolleranza alimentare includono:

Assenza di un enzima necessario alla digestione di un alimento. Un esempio molto comune è l’intolleranza al lattosio;

Sindrome dell’intestino irritabile. Questa condizione cronica può causare crampi, costipazione e diarrea;

Ipersensibilità agli additivi alimentari. Ad esempio, i solfiti utilizzati per preservare la frutta secca, cibi in scatola e vino possono scatenare attacchi d’asma in soggetti sensibili;

Celiachia. La celiachia presenta alcune caratteristiche tipiche delle allergie alimentari dato che coinvolge il sistema immunitario. Tuttavia, i sintomi che si presentano sono per lo più a livello gastrointestinale e i soggetti affetti da celiachia non rischiano di subire shock anafilattico. Questa condizione cronica è causata dal glutine, una proteina presente nel grano ed in numerosi altri cereali.

Nel caso di una reazione in seguito all’assunzione di un particolare alimento, è sempre consigliabile consultate il medico per capire se siete affetti da intolleranza o allergia.

In caso di allergia alimentare, potreste essere in pericolo di vita a causa di forti reazioni allergiche (shock anafilattico) anche se in passato le stesse fossero state lievi. E’ molto importante riconoscere una reazione allergica grave e sapere come comportarsi.

In caso di intolleranza alimentare il medico curante potrebbe seguirvi ed aiutarvi nell’affrontare le cause della reazione avversa o potrete affidarvi ad un esperto della nutrizione (nutrizionista o dietologo) per sapere come gestire la vostra alimentazione.

 

Un'alimentazione corretta ed equilibrata costituisce un presupposto indispensabile per una vita in salute, diminuendo il rischio di comparsa di molte malattie quali ipertensione, patologie cardiovascolari, diabete ed obesita.
Nutrizionista Laura Cassaro
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