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Alcuni cibi per abbassare il colesterolo utili alla dieta

Un alto livello di colesterolo, specialmente quello “cattivo” (o LDL) è strettamente collegato ai disturbi dell’apparato cardiocircolatorio; il rischio di contrarre tali disturbi cresce quando il colesterolo buono, o HDL, è presente solamente in piccola parte e i trigliceridi sono elevati. La nostra dieta, quindi, influisce direttamente sui livelli di questa sostanza all’interno del nostro corpo. Ecco 13 cibi per abbassare il colesterolo che possono diminuire i fattori di rischio legati alle malattie cardiache.

Pesce

Il pesce è uno dei cibi utili per abbassare il colesterolo più largamente consumati. In particolare le specie grasse (salmone, sgombro e trota) sono le principali fonti di omega-3 a livello alimentare. Come già accennato in precedenza, questo acido grasso rinforza il cuore e aumenta il livello di HDL. Il modo migliore per consumare il pesce è cuocerlo a vapore o a fuoco lento, permettendo così ai nutrienti di non disperdersi. Si sconsiglia invece il pesce fritto, in quanto questo tipo di cottura risulta poco sana per il nostro organismo.

Il pesce è parte integrante della dieta mediterranea, che è stata ampiamente studiata proprio per i suoi potenziali effetti positivi sulla salute del cuore.

Legumi

I legumi sono un gruppo di vegetali che comprende, per esempio, i piselli, le lenticchie e i ceci. Contengono molte fibre, minerali e proteine; sostituire qualche cereale raffinato o la carne lavorata con i legumi potrebbe contribuire alla diminuzione del rischio di disturbi cardiovascolari. In particolare, i legumi diminuiscono il livello di LDL nel sangue.

Frutta e frutti rossi

In generale la frutta è tra gli alimenti più utili per abbassare il colesterolo. Molte varietà, infatti, possiedono fibre e aiutano il nostro corpo a liberarsi del colesterolo in eccesso frenando l’attività del fegato, l’organo responsabile della sua produzione. La pectina, una di queste fibre, permette di diminuire il colesterolo all’incirca del 10% e si può trovare nelle mele, nell’uva, negli agrumi e nelle fragole. Grazie alle proprietà antinfiammatorie e antiossidanti di alcuni composti bioattivi presenti nella frutta, è possibile svolgere un’intensa attività di prevenzione delle malattie cardiache. I frutti di bosco e la frutta a grappolo, inoltre, aiutano l’innalzamento dei livelli di HDL e, contemporaneamente, l’abbassamento del colesterolo cattivo.

Avocado

L’avocado è un frutto estremamente ricco di nutrienti. Contiene grassi monoinsaturi e fibre, due nutrienti che aiutano l’abbassamento dei livelli di LDL e sopratutto la crescita del colesterolo buono (HDL).

Frutta secca

Così come l’avocado, anche i diversi tipi di frutta secca sono ricchi di nutrienti. Soprattutto le mandorle e le noci, infatti, contengono elevate quantità di grassi monoinsaturi. Le prime, inoltre, possiedono un elevata quantità di omega-3, un grasso polinsaturo che può migliorare la salute del nostro cuore. La frutta secca è particolarmente ricca in L-arginina, un aminoacido che stimola la produzione di ossido nitrico; questo, a sua volta, aiuta a regolare la pressione sanguigna. Le proprietà nutrienti di questo particolare tipo di frutta non si esauriscono qui: grazie alla presenza di fitosteroli, la frutta secca permette di abbassare il colesterolo bloccando il suo assorbimento nell’intestino. Il calcio, il magnesio e il potassio al loro interno contribuiscono ulteriormente alla regolazione della pressione del sangue.

Verdura

Le verdure sono parte integrante di qualsiasi dieta volta a preservare la nostra salute cardiaca. Sono ricche di fibre e antiossidanti e forniscono un bassissimo apporto calorico. Come alcuni tipi di frutta, anche certi vegetali (melanzane, carote e patate) contengono molta pectina.

Sebbene tutti i vegetali contribuiscano ad un miglioramento della salute cardiaca, le verdure a foglia verde, come il cavolo e gli spinaci, contengono luteina e altri carotenoidi, utili per ridurre il rischio cardiovascolare. I carotenoidi possiedono una funzione antiossidante e combattono i radicali liberi, che provocano l’indurimento delle arterie.

Le verdure a foglia verde possono anche aiutare a ridurre i livelli di colesterolo legandosi agli acidi biliari e facilitando l’espulsione del colesterolo dal nostro corpo.

Cereali integrali

Molti studi supportano la tesi in cui si sostiene che i cereali contribuiscano in modo significativo al miglioramento della salute cardiaca. I cereali integrali mantengono tutte le parti del grano intatte e, di conseguenza, possiedono livelli di vitamine, minerali e fibre più elevati delle loro controparti raffinate. Due cereali risultano essere particolarmente adatti al controllo del colesterolo:

  • Avena: contiene beta-glucano, un tipo di fibra solubile che contribuisce all’abbassamento dei livelli di LDL.
  • Orzo: così come l’avena, permette di diminuire il colesterolo nel sangue.

Cioccolato fondente e cacao

Anche se questa affermazione sembra particolarmente insolita, molti studi affermano che il cioccolato fondente e il cacao siano cibi ricchi di flavonoidi che permettono di abbassare il livello di LDL. In più, questi due nutrienti pare possano prevenire l’ossidazione dell’LDL presente nel sangue prevenendo alcuni disturbi cardiaci. Tuttavia, il cioccolato è spesso ricco di zuccheri aggiunti, che influiscono negativamente sulla salute del cuore.

Pertanto, si raccomanda di prestare particolare attenzione assumendone quantità ridotte e, soprattutto, di utilizzare il cacao puro o scegliere il cioccolato fondente con un contenuto di cacao minimo del 75-85%.

Aglio

L’aglio è un alimento utilizzato da secoli sia in cucina sia in ambito medico. Contiene vari nutrienti benefici come l’allicina. Studi affermano che l’aglio abbassi la pressione sanguigna e diminuisca il livello complessivo di LDL.

Il tè possiede molti composti vegetali che possono migliorare la salute del cuore.

Mentre il tè verde riceve ancora oggi molta attenzione, il tè nero e il tè bianco hanno simili proprietà ed effetti sulla salute.

Due dei principali composti benefici del tè sono:

  • Catechine: aiutano ad attivare l’ossido nitrico (importante per una sana pressione sanguigna). Inoltre, inibiscono la sintesi e l’assorbimento del colesterolo e contribuiscono a prevenire la formazione di coaguli nel sangue.
  • Quercetina: può migliorare le funzioni svolte dai vasi sanguigni e ridurre le infiammazioni.

Olio extra-vergine

Uno degli alimenti cardine nella dieta mediterranea è l’olio extravergine d’oliva. Sebbene questo nutriente debba essere consumato con molta moderazione, è una ricca fonte di acidi grassi monoinsaturi, che possono aiutare ad aumentare l’HDL “buono” e abbassare il colesterolo “cattivo”. È anche una fonte di polifenoli, alcuni dei quali riducono l’infiammazione che può causare malattie cardiache.

Elevati livelli di colesterolo sono un importante fattore di rischio per le malattie cardiache;

fortunatamente, possono essere ridotti e soprattutto mantenuti sotto controllo inserendo determinati alimenti nella propria dieta.

Si consiglia a questo proposito di affidarsi ad uno specialista che potrà seguire con costanza un percorso ben pianificato.

Intolleranza al glutine

Una intolleranza al glutine può dare diversi segnali della sua presenza e si è rivelata essere una intolleranza abbastanza comune. E’ caratterizzata ovviamente da reazioni fisiologiche avverse al glutine, una proteina che si trova nel grano ed in altri cereali.

La malattia celiaca è la forma più grave dell’intolleranza al glutine. Si tratta di una patologia autoimmune che colpisce circa 200.000 persone in tutta Italia (riferimento dati del 2016) e che può portare al verificarsi di danni al sistema digerente.

Tuttavia, c’è una percentuale variabile della popolazione (tra lo 0,5 e il 13%) che soffre di una sensibilità al glutine, non dovuta a celiachia, che è una forma più lieve dell’intolleranza al glutine che può comunque causare qualche disturbo. Entrambe le forme di intolleranza al glutine possono causare sintomi molto diffusi, molti dei quali non hanno nulla a che vedere con disturbi digestivi.

Vediamo di seguito qualche sintomo che può ricondurre ad una intolleranza al glutine.

Una delle prime sensazioni che mi viene riferita in sede di prima visita è quella del gonfiore addominale. Può capitare che in fase post prandiale si avverta la sensazione di gonfiore alla pancia, come se fosse piena di gas. Questi gonfiori mi vengono riferiti molto spesso e possono avere diverse origini, ma una delle cause potrebbe anche essere una intolleranza al glutine.

Un altro sintomo a cui si deve fare attenzione è la poca regolarità intestinale, dovuta a stipsi o al contrario a diarrea. Certo, sono episodi che possono capitare, ma possono diventare un campanello d’allarme qualora la loro comparsa diventi frequente.

Anche il dolore addominale è citato come sintomo frequentemente e può avere diverse origini. Si tratta invece di una sintomatologia molto comune che si riscontra, in fase post prandiale, in coloro che soffrono di intolleranza al glutine.

Se si dovessero presentare uno o più dei sintomi appena elencati, spesso chiedo se si verificano anche dolori alla testa. Molti di noi certamente soffrono di mal di testa ogni tanto. Ma è stato dimostrato che chi ha una intolleranza al glutine è più incline a soffrirne rispetto alla media.

Anche il sentirsi molto stanchi accade spesso e in molte patologie. Gli individui intolleranti al glutine sono molto predisposti alla stanchezza e alla fatica, specialmente dopo aver ingerito alimenti contenenti appunto glutine.

Una intolleranza al glutine può anche influenzare la salute della pelle. I casi più evidenti si verificano in casi di celiachia ma si è visto come una dieta che includa glutine possa anche peggiorare alcuni stati infiammatori della pelle.

I sintomi che possono essere associati ad una intolleranza al glutine sono molti e ho cercato di riassumerne qualcuno in questo estratto. Molti di quelli che ho elencato possono avere anche tutt’altra origine, perciò sconsiglio assolutamente di eliminare dalla propria dieta il glutine.

In questi casi, come spesso ricordo, è bene consultare il medico e il nutrizionista per capire l’origine del proprio disturbo e per sapere come farvi fronte.

Calcolare il sovrappeso: il tuo indice di massa corporea (IMC)

Come calcolare il sovrappeso è una delle domande che mi vengono rivolte più frequentemente durante gli incontri nei miei studi. Vedremo di seguito come calcolare il proprio indice di massa corporea e quindi se si è in ‘sovrappeso’. Calcolare l’indice di massa corporea o IMC equivale e utilizzare una formula standard per cui la massa di una persona (espressa in chilogrammi) viene divisa per il quadrato della sua altezza (espressa in metri).

IMC: massa (Kg)/ altezza2 (m)

L’indice di massa corporea che viene così calcolato ha dei valori che vengono suddivisi in queste categorie:

  • Meno di 18,5 – sottopeso
  • Tra 18,5 e 24,9 – normopeso
  • Da 25 a 29,9 – sovrappeso
  • Da 30 a 35 – obesità di tipo 1
  • Da 35 a 40 – obesità di tipo 2
  • Oltre 40 – obesità severa

Per fare un esempio, una persona alta 1,75m e che pesa 70Kg avrà un indice di massa corporea di:

IMC: 70/ (1,75)2 = 22,86 e perciò rientra nella categoria ‘normopeso’.

La misurazione della circonferenza addominale è un altro parametro che può essere utilizzato unitamente al IMC per calcolare il sovrappeso.

La mia visita nutrizionale viene sempre completata  con la misurazione, con un comune nastro metrico, di varie parti del corpo e della “vita e dei fianchi” e dai loro valori  si trae un rapporto (rapporto vita/fianchi) da cui si può stabilire la distribuzione del tessuto adiposo del soggetto (obeso) in esame e di conseguenza a quale tipo di obesità il soggetto  viene “classificato”

Questo perché recenti studi sul tessuto adiposo hanno dimostrato che il “grasso viscerale”, cioè quello  che si trova depositato intorno al “giro vita” ha  caratteristiche diverse rispetto a quello sottocutaneo (che si trova, ad esempio, nei glutei, nella regione posteriore del tronco ecc.).

Per questo nella visita del nutrizionista, oltre alle altre misurazioni si dà grande importanza alla misurazione della circonferenza dell’addome, in quanto tale valore è in stretto rapporto con l’eccesso di grasso “viscerale” e con esso si può stabilire se ci si trovi di fronte ad un soggetto affetto da “obesità centrale o periferica”.

In altri termini se la distribuzione del tessuto adiposo è equamente distribuita nelle varie regioni del corpo (obesità periferica) oppure se è localizzato prevalentemente nella regione addominale (obesità addominale o viscerale).

I suddetti valori, per stabilire “l’obesità viscerale”, sono stati da qualche anno così definiti: i maschi non debbono avere più di 94 cm di circonferenza addominale e le femmine non devono superare gli 80 cm.

Come migliorare la digestione

Come possiamo migliorare la nostra digestione? Ci siamo mai chiesti se una digestione migliore possa contribuire al nostro benessere psico-fisico? Vediamo insieme qualche informazione importante a riguardo.

La digestione ha inizio proprio all’interno della nostra bocca, esattamente dove ha luogo anche gran parte dell’esperienza sensoriale del mangiare. Perciò per noi è estremamente importante masticare bene gli alimenti. Masticare completamente il cibo è un’abitudine che non solo accresce il nostro piacere, ma promuove anche una salute migliore.

Se vi ritrovate nella situazione in cui si trova la maggior parte delle persone, cioè mangiate di corsa e tendete a trangugiare i vostri pasti, mettere in pratica questo consiglio può fare una grossa differenza, rispetto ai benefici che si possono trarre dagli alimenti che mangiate.

Anche se masticare tanto può apparire scomodo, è possibile assimilare in questo modo tutte le sostanze nutritive e apprezzare la bontà del cibo. La digestione dei carboidrati, come i cereali e la verdura, inizia proprio nella bocca. Qui le nostre ghiandole secernono l’amilasi, un enzima che si mescola al cibo mentre lo mastichiamo. Se il cibo non viene scomposto bene quando si trova in bocca, gli altri enzimi che incontra durante il suo percorso lungo il tratto digerente non possono svolgere altrettanto bene il loro lavoro.

Se questo accade spesso, indovinate che succede? Avrete più fame, a prescindere da quanto mangiate. Questo accade perché non state davvero nutrendo il vostro organismo in modo altrettanto efficiente di come lo fareste, se ci fossero più enzimi, a patto che mangiaste di meno, ma masticando di più.

Quando masticate, fate anche qualcos’altro di ugualmente importante, se non di più. Sminuzzate il cibo che mangiate in piccoli frammenti il che garantisce un rilascio più completo delle vitamine, dei minerali e dell’energia contenuta in ciascun boccone. Inoltre, il cibo non masticato può restare fermo nello stomaco per moltissimo tempo, causando gas, gonfiore e ogni di genere di sintomi fisici sgradevoli. Quindi potrete forse evitare questi inconvenienti, grazie a una masticazione appropriata. Molta gente pensa di avere disordini della digestione localizzati nello stomaco, mentre in realtà la loro incapacità di digerire gli alimenti comincia in bocca.

Per quanto riguarda l’equilibrio dei livelli acido-alcalini, masticare molte volte un boccone è un metodo semplice per aderire a quel sentiero. La vostra saliva è alcalina, quindi la masticazione alcalinizza naturalmente il cibo direttamente quando è in bocca.

Infine, quando si masticano bene gli alimenti integrali, il cibo in realtà ha anche un sapore migliore. In parte, ciò è dovuto al fatto che vi date realmente il tempo di gustarlo.

Una maggior attenzione alla fase di masticazione del cibo è uno degli aspetti più importanti per migliorare la digestione. Altri aspetti concorrono in questa fase e dipendono dalle abitudine quotidiane di ciascuno. Quando ci si rivolge al nutrizionista questi sono aspetti fondamentali da affrontare durante gli incontri e che dovrebbero sempre essere tenuti in conto nei consigli dati.

Dieta e cellulite: la corretta alimentazione

Dieta e cellulite: esiste un rapporto tra dieta e la comparsa della cellulite. Di seguito vediamo di saperne un po’ di più in merito a questo binomio.

Perché si forma la cellulite?

Tutte le donne la conoscono come “cellulite”, ma in realtà il nome scientifico, noto a pochissime, è pannicolopatia edematofibro-sclerotica (PEFS).

Il termine definisce uno stato infiammatorio del tessuto adiposo sottocutaneo ad eziopatogenesi complessa in cui entrano in gioco molteplici fattori genetico-costituzionali, ormonali, circolatori e comportamentali (dieta ricca di grassi e sale, scarsa idratazione, dimagrimenti “lampo”, sedentarietà, fumo …).

Indiscusso il ruolo svolto dagli ormoni sessuali femminili, in particolare dagli estrogeni che rendono la cellulite un problema che interessa quasi nove donne su dieci.

Il tipico (e tanto odiato) aspetto a “buccia di arancia” della pelle, che si localizza principalmente su cosce, fianchi e glutei, è dovuto all’aumento del numero e del volume (che può portare addirittura alla rottura) delle cellule adipose e all’ispessimento del tessuto connettivo che si organizza in fasci fibrotici.

Queste alterazioni, che derivano dalla degenerazione della microcircolazione del tessuto adiposo, a loro volta favoriscono l’instaurarsi di un circuito vizioso che comporta un ulteriore compressione del microcircolo e maggior ristagno di liquidi con conseguente aggravamento dello stato infiammatorio e dunque peggioramento dell’inestetismo.

 Cellulite e alimentazione

Un’alimentazione sana, variata ed equilibrata è un preziosissimo strumento di salute. Consente, infatti, di prevenire moltissime patologie croniche, in particolare cardio-vascolari e metaboliche (diabete, dislipidemie) nonché molti tumori (mammella, ovaio, colon-retto).

Ma ha anche un ruolo importante nel prevenire e contrastare la formazione di cellulite: sono sufficienti pochi accorgimenti per ridurre, attraverso la dieta, sia la deposizione di adipe sia la ritenzione idrica. Le conoscenze biochimiche attuali ci hanno permesso, infatti, di individuare importanti connessioni tra alcuni nutrienti e la cellulite.

Attenzione: nessun cibo è vietato e nessun cibo fa miracoli! Nessuna categoria alimentare deve essere bandita, gli alimenti contengono infatti micro  e macronutrienti che sono fondamentali per lo stato di salute dell’organismo.

Inoltre, un controllo delle chilocalorie che introduciamo è utilissimo per mantenersi in forma.

Ricordate che alle “buone abitudini a tavola” deve essere sempre associato uno stile di vita dinamico: perciò, oltre ad una dieta sana e varia, se abbiniamo una attività fisica regolare possiamo ridurre il rischio di avere cellulite.

Una corretta idratazione è una delle soluzioni più efficaci per combattere la cellulite E’ importante bere molta acqua (1,5-2 litri al giorno) soprattutto lontano dai pasti perché favorisce il ricambio idrico ed aiuta ad eliminare le sostanze tossiche di scarto metabolico aumentando la diuresi.

Le acque oligominerali possono essere utili o controindicate in molte patologie a seconda della concentrazione di sali che vi sono disciolti; nel nostro caso, è importante la scelta di un’acqua povera di sodio. Sfatiamo il mito secondo il quale è meglio bere acqua non addizionata di anidride carbonica (acqua frizzante): il gas disciolto nell’acqua non influisce sul ricambio idrico, ma modifica solo la produzione di acido cloridrico a livello gastrico (quindi potrebbe essere utilizzata nelle digestioni lente, mentre sicuramente controindicata in caso di gastriti acute o croniche).

Uno dei segreti è come sempre la “giusta” cottura. La preparazione dei cibi attraverso la cottura su griglia o a vapore aiuta a mantenere un controllo ottimale dei grassi e preserva i preziosi nutrimenti in essi contenuti.

Ad ogni modo, come per qualsiasi dieta specifica, anche in questo caso rivolgendosi al nutrizionista è possibile la correzione dell’alimentazione per diminuire i problemi della pelle quali la cellulite ed altre imperfezioni. Individueremo insieme i cibi che favoriscono l’insorgenza di questo inestetismo e ci lavoreremo con un programma alimentare adeguato.

Diete rapide e i loro effetti

“Una dieta rapida per perdere peso velocemente ”

“Perdi 10kg in 10 giorni”

“Mangia pure quanto vuoi e perdi comunque peso”

“Perdi una taglia al giorno”

Diete rapide e integratori per velocizzare la perdita di peso sono molto reclamizzati e spesso proposti anche da persone che non sono professionisti del settore. Ma in definitiva, questi prodotti aiutano davvero a dimagrire rapidamente? Sono prodotti sicuri? Queste diete rapide da chi sono elaborate e per chi soprattutto? Vediamo insieme quali sono le conseguenze di scelte sbagliate sia dal punto di vista strettamente alimentare che dell’integrazione associate.

Quali sono i rischi di una perdita di peso rapida?

Una rapida diminuzione di peso può generare molte richieste fisiologiche da parte del corpo. I rischi più seri includono:

  • Calcolosi biliare, che accade dopo qualche mese nel 12-25% delle persone che hanno avuto un dimagrimento molto veloce
  • Disidratazione, che può comunque essere evitata assumendo molti liquidi
  • Malnutrizione, che deriva comunemente da una dieta carente di proteine protratta per diverse settimane
  • Valori degli elettroliti sballati, che raramente poi vanno trattati per tutta la vita

Altri effetti di una perdita di peso rapida possono includere:

  • Mal di testa e cefalee
  • Irritabilità
  • Stanchezza
  • Irregolarità mestruale
  • Perdita di capelli
  • Perdita di massa muscolare
  • Costipazione

I pericoli di una perdita di peso veloce aumentano più a lungo si protrae la dieta.

Fare una dieta rapida, è sempre una buona idea?

Le diete rapide possono avere effetti negativi, ma anche l’obesità e il sovrappeso ne ha molti. Per questo motivo, in casi di obesità appunto, spesso vengono proposte diete a bassissimo contenuto calorico per ridurre il peso velocemente. Questo però comporta che tra il 25 e il 50% delle persone abbandonino il programma prima di aver raggiunto il proprio obiettivo. Inoltre accade che il peso venga ripreso altrettanto velocemente subito dopo aver terminato il programma dietologico proposto. Questi effetti hanno indotto molti esperti del settore a proporre un approccio più simile ad una dieta regolare.

Molte persone cercano di dimagrire velocemente e lo fanno con diete ‘fai da te’. Spesso lo si fa per raggiungere un obiettivo a breve termine  come indossare un certo vestito o per vedersi più magri quando si va al mare. Di certo però fare di testa propria non è sempre salutare. Molto meglio rivolgersi al proprio medico o al nutrizionista in modo da essere sicuri di includere nella propria dieta un corretto apporto di proteine, vitamine e minerali. Si può certamente perdere peso in poco tempo ma bisogna assicurarsi di farlo nel modo più sano possibile dal punto di vista nutrizionale.

Reazioni avverse agli alimenti: Intolleranze vs Allergie

Risultati immagini per allergie alimentari

Qual’è la differenza tra un’intolleranza alimentare ed una allergia ad un alimento?

Le reazioni fisiologiche a determinati tipi di alimenti sono comuni, ma sono causate per lo più da intolleranze piuttosto che da allergie. Una intolleranza alimentare può presentare gli stessi sintomi e segnali di una allergia, cosi talvolta si tende a confondere le due cose.

Una vera allergia alimentare causa una reazione del sistema immunitario che interessa diversi organi interni e può presentarsi con sintomi diversi. In alcuni casi una reazione allergica ad un alimento può essere molto grave o addirittura risultare letale.

In caso di intolleranza alimentare, si possono assumere piccole quantità dell’alimento che causa reazione senza che ci siano particolari conseguenze e si possono anche prevenire reazioni più gravi. Ad esempio, in caso di intolleranza al lattosio, è possibile bere latte privato del lattosio o assumere compresse per favorirne la digestione.

Cause di intolleranza alimentare includono:

Assenza di un enzima necessario alla digestione di un alimento. Un esempio molto comune è l’intolleranza al lattosio;

Sindrome dell’intestino irritabile. Questa condizione cronica può causare crampi, costipazione e diarrea;

Ipersensibilità agli additivi alimentari. Ad esempio, i solfiti utilizzati per preservare la frutta secca, cibi in scatola e vino possono scatenare attacchi d’asma in soggetti sensibili;

Celiachia. La celiachia presenta alcune caratteristiche tipiche delle allergie alimentari dato che coinvolge il sistema immunitario. Tuttavia, i sintomi che si presentano sono per lo più a livello gastrointestinale e i soggetti affetti da celiachia non rischiano di subire shock anafilattico. Questa condizione cronica è causata dal glutine, una proteina presente nel grano ed in numerosi altri cereali.

Nel caso di una reazione in seguito all’assunzione di un particolare alimento, è sempre consigliabile consultate il medico per capire se siete affetti da intolleranza o allergia.

In caso di allergia alimentare, potreste essere in pericolo di vita a causa di forti reazioni allergiche (shock anafilattico) anche se in passato le stesse fossero state lievi. E’ molto importante riconoscere una reazione allergica grave e sapere come comportarsi.

In caso di intolleranza alimentare il medico curante potrebbe seguirvi ed aiutarvi nell’affrontare le cause della reazione avversa o potrete affidarvi ad un esperto della nutrizione (nutrizionista o dietologo) per sapere come gestire la vostra alimentazione.

 

Allergia al glutine: come riconoscerla e affrontarla

Una allergia al glutine può avere una serie di sintomi – crampi allo stomaco, diarrea o altri sintomi intestinali – simili a quelli dovuti alla sensibilità al glutine o alla malattia celiaca, un disturbo autoimmune, perciò è fondamentale fare una diagnosi accurata. Un allergologo può determinare se si è affetti da una allergia al glutine.

La componente genetica è molto importante, perciò se i nostri genitori sono allergici a qualche alimento la probabilità di essere a propria volta allergici ad un cibo aumenta.

Un’allergia può essere diagnosticata sia tramite un prick-test sia tramite un prelievo di sangue. Il primo mette in evidenza una reazione nella parte di pelle in cui viene posto un liquido contenente proteine del grano ed è molto veloce: in 15-20 minuti si può notare una reazione che indica la presenza di una allergia. Nel prelievo di sangue invece si ricerca la presenza di anticorpi per le immunoglobuline E delle proteine del grano. Un test sul siero che ricerchi più tipi di anticorpi può essere utilizzato per diagnosticare anche la malattia celiaca.

Gestire un’allergia al glutine significa evitare strettamente qualsiasi ingrediente che lo contenga sia di tipo alimentare che di altro tipo. Il glutine si trova in moltissimi alimenti – cereali, pasta, crackers, panini, salse e gelati. Inoltre si può trovare anche in altri prodotti non alimentari come cosmetici, farmaci e prodotti da bagno.

Alimenti che non contengono glutine al loro interno possono però esserne contaminati durante i processi di lavorazione di quegli stessi alimenti. Di conseguenza, chi è allergico al glutine deve evitare in via precauzionale anche quegli alimenti che riportano in etichetta diciture del tipo: “…può contenere tracce di…”,  “prodotto in uno stabilimento in cui si utilizza anche ….” o similari.

Uno degli aspetti più interessanti dell’allergia al glutine è la cottura. I prodotti da forno come pane, torte, dolci, ecc. possono essere  realizzati utilizzando una combinazione di farine che naturalmente non contengono glutine, tipo le farine di riso, mais, mandorle e miglio. Altri tipi di alimenti che non contengono glutine sono quelli fatti con farine di quinoa, grano saraceno, sorgo e amaranto.

Tutte le persone che hanno un qualsiasi tipo di allergia al cibo devono attuare dei cambiamenti nelle loro abitudini alimentari. Anche in questo caso è sempre preferibile rivolgersi al medico o al nutrizionista per essere guidati nella scelta più corretta delle farine da utilizzare.

Il lavoro della nutrizionista come supporto ad una patologia: la dieta raccontata da A.

Come nutrizionista specializzata in nutrizione clinica, spesso mi viene chiesto dal medico curante un supporto a diversi tipi di patologia tramite diete specifiche ed accurate. Nel caso che che vi riporto di seguito, A. ci racconta come ha affrontato le diverse fasi della dieta e il successo che ha ottenuto.

Pubblico oggi la sua intervista perchè proprio in questi giorni abbiamo ricevuto l’esito degli ultimi esami clinici che sono risultati davvero esaltanti a controprova dell’ottimo lavoro fatto insieme:

1. Qual’è il motivo che ti ha spinto a rivolgerti ad un nutrizionista?

Dimagrire ed imparare a mangiare in maniera sana per stare bene.

Sono nata con dei seri problemi all’intestino che fino all’età di 20 anni mi hanno dato parecchi disturbi con l’alimentazione. Questo ha comportato e comporta tuttora anche l’assunzione di parecchi farmaci e flebo che hanno riempito il mio corpo di liquidi e tossine. Nei primi anni di vita non ne volevo proprio sapere di mangiare, poi crescendo, ho cominciato il mio rapporto con il cibo che però non era del tutto sano.

Ad un certo punto ho deciso di dare una svolta e di cercare di migliorare il mio fisico e la mia alimentazione così ho contattato la mia nutrizionista che mi ha saputo guidare sulla giusta strada.

2. In che modo hai affrontato la dieta una volta che ti è stata consegnata?

Appena mi è stata consegnata la prima scheda ho iniziato subito a seguirla alla lettera così come per le altre due a seguire. Certo ho dovuto cambiare un po’ le mie abitudini alimentari ma se ti prefiggi dei risultati niente risulta difficile.

3. Come è stato il tuo rapporto con la nutrizionista?

Il mio rapporto con la nutrizionista è stato ed è tuttora molto bello, lei è sempre stata molto presente e sempre pronta a risolvere eventuali ‘problemi’ che mi poteva creare la dieta a causa della mia patologia.

Nella preparazione delle schede ha sempre ascoltato le mie esigenze. E’ stata partecipe e felice anche lei dei risultati che raggiungevo di volta in volta e ha sempre tenuto conto dei referti medici che le inviavo. Una persona molto professionale che consiglio a tutti.

4. Che risultati hai ottenuto dopo il primo mese di dieta?

Già dopo il primo mese di dieta i risultati sono stati importanti e ciò mi ha spinto a voler continuare il mio percorso fino alla fine senza arrendermi.

5. Come stai adesso?

Adesso, dopo 4 mesi di dieta, 8 kg persi e parecchi cm in meno di circonferenza in tutto il corpo, sono ormai giunta alla scheda di mantenimento. Molto contenta del risultato ottenuto.”

Ringrazio molto A. per avermi permesso di pubblicare e condividere la sua esperienza personale e il percorso fatto insieme a me.

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Un'alimentazione corretta ed equilibrata costituisce un presupposto indispensabile per una vita in salute, diminuendo il rischio di comparsa di molte malattie quali ipertensione, patologie cardiovascolari, diabete ed obesita.
Nutrizionista Laura Cassaro
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