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Alimentazione sportiva

Avere una corretta alimentazione è importante per tutti, ma soprattutto per gli atleti, che possono provare in prima persona come mangiare in modo poco sano possa compromettere le prestazioni sportive. L’apporto calorico e nutrizionale di cui necessitano, infatti, è più elevato di quello del resto delle persone e varia a seconda di alcuni fattori. Secondo molti ricercatori ed esperti del settore, se un atleta non dà priorità ad una sana alimentazione sportiva potrà riscontrare spiacevoli ripercussioni sulle sue performance e sulla sua salute complessiva

 

Energia e performance

Carboidrati, proteine e grassi sani costituiscono il “carburante” necessario a coprire il dispendio energetico. In particolare, i carboidrati regolano il livello degli zuccheri nel sangue e del glicogeno nei muscoli, elemento di vitale importanza che permette di prevenire affaticamenti. Nonostante sia opportuno prestare attenzione all’assunzione di grassi, eliminarli completamente dalla propria dieta potrebbe essere una scelta poco saggia: prevedono, infatti, acidi grassi essenziali che il nostro corpo usa come fonte energetica, soprattutto quando l’attività fisica viene prolungata per più di un’ora. Si ritiene che il 75% dell’apporto energetico utile per l’attività a lungo termine degli atleti sia proprio ricoperto dai grassi. Le proteine aiutano la formazione di nuovi tessuti e vengono anche impiegate come fonte di energia. Se si pratica uno sport in cui la resistenza è la componente principale, un apporto proteico consistente potrebbe rivelarsi efficace per la buona riuscita delle performance

 

Controllo del peso

Per mantenere una corretta alimentazione sportiva è opportuno anche controllare il proprio peso, che può essere un tasto dolente per molti atleti. Nel caso fosse necessario ridurlo, diminuire drasticamente l’apporto calorico, proteico e di grassi non solo è pericoloso per il proprio corpo, ma può ripercuotersi in cattive performance sportive. Al contrario, potrebbe essere utile inserire nella propria dieta alimenti ricchi di fibre, frutta e legumi, che permettono di ricevere i nutrienti essenziali. Si raccomandano anche fonti proteiche magre e latticini a basso contenuto di grassi. In questo caso, affidarsi ad un nutrizionista esperto è sicuramente la scelta migliore

 

Idratazione

Mantenere elevato il livello di idratazione è di vitale importanza durante gli allenamenti o le competizioni sportive. Il mancato mantenimento del corretto equilibrio dei fluidi nel proprio corpo influisce sulle prestazioni ed espone ai rischi della disidratazione. L’acqua, infatti, favorisce la lubrificazione muscolo-scheletrica e facilita il trasporto dei nutrienti attraverso il corpo. La disidratazione può verificarsi in diversi ambienti, anche se il rischio aumenta maggiormente nelle zone calde o in cui il grado di umidità è particolarmente elevato. Sebbene l’acqua sia la principale fonte di idratazione, quando si è impegnati in un’intensa attività prolungata può essere utile assumere anche sali minerali al fine di rimpiazzare gli elettroliti persi durante lo sforzo fisico

 

Alimentazione sportiva dopo la gara

Indipendentemente dal risultato, dopo una gara la propria mente non è concentrata sull’aspetto nutrizionale. Renderlo una priorità, però, è importante, soprattutto se durante la prestazione non si presta particolare attenzione all’assunzione di energia o fluidi. Molti atleti, infatti, durante lo sforzo fisico non reintegrano i nutrienti che stanno perdendo e ripristinare questo equilibrio diventa quindi fondamentale dopo una gara. Gli esperti in nutrizione sportiva consigliano di consumare cibi ad alto contenuto di sodio. Mangiare un piccolo pasto contenente carboidrati, grassi e proteine ​​entro 30 minuti dalla competizione sarebbe l’ideale, ma potrebbe anche essere un impegno irrealistico. In questo caso, si consiglia di fare piccoli spuntini con cibi nutrienti come barrette integrali, mele o banane

 

Alcuni cibi per la propria alimentazione sportiva

 

Quinoa

Sebbene sia un seme germogliato, la quinoa è solitamente considerata un grano intero. Ha quasi il doppio delle proteine degli altri cereali, ed è uno degli unici alimenti a contenere tutti e nove gli aminoacidi essenziali di cui il nostro corpo ha bisogno per costruire la massa muscolare e recuperare dagli allenamenti intensivi. La quinoa è anche un’ottima fonte di fibre e carboidrati ed è un alimento molto versatile. Può essere infatti consumato a colazione o impiegato in primi piatti

 

Frutti di bosco

Gli antiossidanti come le vitamine A, C ed E aiutano a proteggere dallo stress ossidativo e dai radicali liberi che si formano nel corpo durante l’attività fisica intensa. I frutti di bosco sono una delle migliori riserve contenenti questi particolari nutrienti.

Si consiglia di preferire le bacche con i colori più intensi – more, lamponi, mirtilli – in quanto contengono più sostanze fitochimiche e sostanze protettive. Questi frutti possono essere consumati sotto forma di frullato o aggiunti ai cereali del mattino. Mangiare frutti di bosco di diversi colori permette di assumere un’ampia varietà di antiossidanti e nutrienti

 

Salmone

I pesci grassi come salmone, sgombro e trota sono una buona fonte di proteine ​​magre e acidi grassi omega-3, che aiutano a ridurre le infiammazioni; queste ultime possono infatti ostacolare le prestazioni atletiche e contribuire a patologie croniche come le malattie cardiache. La maggior parte degli esperti concorda sul fatto che mangiare pesce due volte a settimana è una buona pratica per migliorare la propria alimentazione sportiva

 

Legumi

Per gli atleti vegetariani, o per coloro che una volta ogni tanto desiderano trovare qualche alternativa alla carne, le fonti di proteine ​​vegetali sono un must: semi di soia (e tofu), lenticchie, piselli e tutte le varietà di fagioli. Sebbene non contengano tante proteine quanto la carne, i legumi non possiedono grassi saturi e costituiscono un’ottima fonte di fibre

 

Pasta

Le proteine sono importanti per la costruzione muscolare, ma i carboidrati sono ancora il componente più importante nell’alimentazione sportiva di un atleta. I carboidrati sono il combustibile che fornisce energia al nostro corpo. Siamo anche in grado di bruciare grassi o proteine, ma dobbiamo prima convertirli in carboidrati, costringendo il nostro corpo ad un lavoro ulteriore.

Che tipo di carboidrati bisognerebbe, quindi, assumere? Il più delle volte, le varietà integrali sono le migliori. Hanno più fibre e, di solito, meno zucchero aggiunto rispetto alle loro controparti bianche raffinate. La sera prima di una grande competizione, però, è consigliato affidarsi a cibi semplici come, per esempio, una pasta al pomodoro. Lo stesso vale per un pasto pre-gara. Le fibre impiegano un po’ di tempo ad essere assimilate e possono contribuire ad un disagio gastrointestinale.

Acido Fitico

L’acido fitico è una sostanza presente all’interno dei semi delle piante. È spesso al centro dell’attenzione a causa dei suoi effetti riguardanti l’assorbimento dei minerali da parte del nostro organismo. L’acido fitico, infatti, compromette l’assorbimento di ferro, zinco e calcio e può potenzialmente provocare carenza di minerali. Proprio per questi motivi viene spesso definito un anti-nutriente; ciononostante, è stato scientificamente provato che questa sostanza possiede anche degli effetti positivi

Cos’è l’acido fitico?

L’acido fitico, o fitato, è la principale forma di deposito di fosforo nei semi. Quando questi germogliano, il fitato si degrada e il fosforo presente al suo interno viene rilasciato e utilizzato dalla pianta per crescere. Questo acido è noto anche come inositolo esafosfato (o IP6) ed è spesso impiegato come conservante date le sue proprietà antiossidanti

L’acido fitico nei cibi

Il fitato si trova solo nei cibi vegetali, in particolare nei semi edibili, nei cereali, nei legumi e nella frutta secca. Anche alcune radici e tuberi ne contengono una piccola quantità. Il contenuto in acido fitico varia in percentuale da alimento ad alimento

L’acido fitico compromette l’assorbimento dei minerali

Come già anticipato in precedenza, il fitato pregiudica il corretto assorbimento di minerali, soprattutto ferro e zinco. Va però specificato che gli effetti di questa sostanza interessano solamente i minerali assunti nel corso di un determinato pasto e non l’assorbimento complessivo che avviene durante la giornata. Per esempio, fare uno spuntino a base di noci tra i pasti potrebbe ridurre la quantità di ferro, zinco e calcio assimilata in questo particolare momento, ma non quella del pasto che si farà qualche ora dopo (sempre se non vengono assunti anche in questo caso cibi con molto acido fitico). Quando, però, si mangiano ripetutamente cibi ad alto contenuto di fitato, si possono sviluppare carenze minerali. Questo non deve preoccupare chi segue diete bilanciate, ma può essere un problema soprattutto per coloro la cui principale fonte di nutrienti sono cereali e legumi

Come ridurre l’acido fitico nei cibi?

Evitare tutti i cibi contenenti fitato non è una buona scelta, in quanto questi sono spesso ricchi di altri nutrienti utili alla nostra salute. Fortunatamente, alcune preparazioni culinarie permettono di ridurre significativamente la quantità di acido fitico nei cibi.

Ecco i metodi più utilizzati:

 

  • Ammollo. I cereali e i legumi che vengono messi in ammollo in acqua tutta la notte riducono la loro quantità di fitato
  • Germinazione dei semi. I semi germinati permettono di abbassare il livello di questa sostanza che, proprio durante questo processo viene spesso dispersa
  • Fermentazione. Gli acidi organici che si formano durante il processo fermentativo favoriscono la disgregazione dei fitati. La fermentazione lattica è il metodo preferito; un buon esempio può essere la produzione del lievito madre

 

La combinazione di questi metodi può ridurre sostanzialmente il contenuto di fitato.

Ad esempio, l’ammollo, la germinazione e la fermentazione lattica possono ridurre il contenuto di acido fitico dei semi di quinoa fino al 98%

Benefici dell’acido fitico

Il fitato è un nutriente che, a seconda delle circostanze, può essere benefico o “nocivo” per la salute. Per la maggior parte delle persone, infatti, si tratta di un composto sano: non solo è un antiossidante, ma pare aiuti anche a prevenire i calcoli renali. Secondo alcuni studiosi, inoltre, l’acido fitico potrebbe essere uno dei motivi per i quali si ritiene che i cereali integrali supportino la prevenzione del cancro al colon

È un problema per la salute?

Il fitato non è un problema per la salute, a patto che si segua una dieta sana ed equilibrata. Ciononostante, le persone anemiche o vegane potrebbero dover limitare i cibi ad alto contenuto di fitati all’interno della propria dieta, in quanto si rischierebbe di non assorbire la corretta quantità di ferro e zinco. Nel caso del primo, all’interno degli alimenti sono presenti due tipi di ferro: il ferro eme (o ferro emico) e il ferro non-eme (o ferro non emico): il primo si trova nei cibi di origine animale, mentre il secondo in quelli di natura vegetale. Il ferro non-eme, al contrario di quello eme, è altamente condizionato dal fitato. Nel secondo caso, invece, nonostante la presenza di acido fitico, lo zinco riesce ad essere assorbito dal nostro corpo in modo efficace quando si consuma la carne. Di conseguenza, la carenza di minerali si verifica di rado tra gli individui che si cibano regolarmente di carne. Il fitato, però, si rivela un problema nel caso di diete a base di cibi che lo contengono in gran quantità e in cui non si assumano sostanze in grado di bilanciare la sua presenza (come, per esempio, carni o di prodotti di derivazione animale)

 

Alimenti ad alto contenuto di fitati, come cereali, noci e legumi possono aumentare il rischio di carenza di ferro e zinco. Come contromisura, vengono spesso impiegate strategie come l’ammollo, la germinazione e la fermentazione.

Per coloro che mangiano carne regolarmente, le carenze causate dall’acido fitico non sono spesso un problema. Consumare alimenti ad alto contenuto di fitati come parte di una dieta equilibrata ha numerosi vantaggi per la propria salute. Nella maggior parte dei casi, infatti, questi benefici superano qualsiasi effetto negativo riguardante l’assorbimento di minerali.

Verdure primaverili

Dopo il lungo e freddo periodo invernale, qualcosa comincia a spuntare dal terreno: sono le leggere e delicate verdure primaverili. In questo periodo è facile farsi venire voglia di provare qualche nuova ricetta o qualche nuova preparazione culinaria. Inserire all’interno della propria dieta prodotti stagionali, non solo permette di sostenere l’agricoltura locale, ma consente anche di vivere in modo più salutare. Ecco, quindi, 15 fresche verdure primaverili da inserire nei propri piatti.

 

Piselli

Non c’è primavera senza piselli. Questo particolare ortaggio viene raccolto precocemente e possiede un sapore dolce. I piselli sono delle verdure ricche di vitamine (A, B, C e K) e di sali minerali (tra i quali fosforo, magnesio e calcio). Antiossidanti, privi di colesterolo e ricchi di acido folico, questi vegetali hanno moltissime proprietà benefiche. In cucina, sono ideali per donare ancora più sapore a pasta e zuppe, ma sono perfetti anche come contorno, soprattutto se conditi con del prezzemolo fresco e qualche goccia di limone.

 

Asparagi

Se consumati fuori stagione, gli asparagi tendono ad essere legnosi, duri ed eccessivamente fibrosi. Se consumati nella loro stagione ideale, però, queste verdure primaverili risulteranno deliziose. Gli asparagi sono un ortaggio ricco di fibre e vitamina C; sono anche antiossidanti e possiedono un basso contenuto calorico. Conditi con sale, pepe e un filo di olio extravergine di oliva, grigliati sulla piastra o “bagnati” da qualche goccia di limone sono sublimi.

 

Rucola

Questa verdura dal colore verde acceso era famosa già nell’antica Roma. Oggi è spesso impiegata in cucina in insalate e come contorno. La rucola si distingue per il suo alto contenuto di sali minerali – calcio, magnesio, potassio e ferro – e di fibre. In particolare, la rucola favorisce la digestione e “ripara” il nostro stomaco.

 

Patate novelle

Raccolte precoci rispetto alle classiche patate, le novelle (o primaticce) si distinguono per la loro buccia sottile e per le loro dimensioni ridotte. Questa varietà possiede un minore apporto calorico della sua corrispondente classica. Le patate novelle hanno proprietà depurative e diuretiche. Risultano anche essere più nutrienti dato che possono essere consumate con la loro fine buccia (ricca di fibre). Vengono spesso impiegate come contorno a secondi piatti.

 

Acetosella

Questa pianta verde sta tornando a popolare la scena culinaria mondiale. L’acetosella cresce in tutto il mondo ed è un’erba dal sapore tannico e aspro. Questo vegetale favorisce la digestione, tonifica il corpo e possiede proprietà antinfiammatorie e antiossidanti. Le sue foglie aggiungono delle note agrumate al piatto e possono essere consumate crude in insalate o, altrimenti, cotte in zuppe e stufati.

 

Spinaci

Quando vediamo gli spinaci ci viene subito in mente il nutriente che li ha resi famosi: il ferro. Sono però anche molto ricchi di vitamina B e vitamina C e aiutano a prevenire le malattie cardiovascolari. Tra le verdure primaverili sono una delle più conosciute: il gusto morbido e la texture quasi spugnosa degli spinaci, li rende perfetti per svariate preparazioni culinarie.

 

Barbabietole

O le si ama, o le si odia, ma le barbabietole sono tra le più famose verdure primaverili a radice. Sono ricche di vitamine e di sali minerali e contengono molta acqua. Queste verdure dal sapore dolce sono ideali sia crude che leggermente lessate; in quest’ultimo caso si riesce a liberare tutto il loro corposo gusto.

 

Carciofi

I carciofi sono un vero e proprio concentrato di proprietà nutrienti. Sono un alimento ricco di fibre e vitamine.  contengono i flavonoidi e sono un’ottima fonte di ferro e betacarotene. In cucina, sono ideali se cotti lentamente e conditi con un po’ di prezzemolo fresco sminuzzato.

 

Finocchi

Il finocchio si è fatto strada passando dall’essere ritenuto un oscuro ingrediente a uno dei preferiti in molte diete. Questa verdura è incredibilmente versatile: amata per il suo sapore speziato e quasi liquoroso, risulta croccante quando viene consumata cruda e dolce e caramellata quando cotta. I finocchi sono una delle verdure primaverili più amiche dell’apparato gastrointestinale; inoltre, risultano particolarmente benefici per il fegato, grazie alle loro proprietà depurative e hanno anche un basso apporto calorico.

 

Lattuga

Quando le temperature iniziano ad alzarsi non c’è nulla di meglio che gustarsi un po’ di lattuga verde e fresca. Questa particolare qualità si sposa benissimo in insalate miste dove vengono aggiunte rucola, radicchietto e insalata iceberg. La lattuga risulta essere un alimento dalle proprietà idratanti, dato il suo elevato contenuto di acqua; è anche ricca di fibre e aiuta il sistema circolatorio. Soprattutto se di stagione, possiede anche molti sali minerali (sodio, potassio, fosforo e molti altri) e vitamine.

 

Cicoria

La cicoria è una verdura primaverile dal gusto amarognolo che può essere consumata sia fresca che cotta. Si tratta di un vegetale che offre un alto apporto di vitamine e minerali al nostro corpo. Aiuta, inoltre, a mantenere sano e pulito il tratto gastrointestinale. È un alimento molto importante che aiuta a regolare i livelli di colesterolo e glucosio nel sangue, risultando particolarmente benefica per le persone che soffrono di diabete o di colesterolo alto.

 

Fave

Le fave sono uno dei legumi più conosciuti. Appartengono, infatti, alla famiglia delle Leguminose e risultano essere particolarmente “carnose”. Sono ideali se trasformate in salsa di accompagnamento o se impiegate come semplice contorno in secondi piatti. Sono un alimento ricco di ferro e minerali. Possiedono anche un’elevata quantità di vitamine. Se consumate crude, il loro apporto nutriente è naturalmente maggiore, in quanto, nel corso della cottura, alcuni dei componenti vengono persi.

La determinazione e la volontà di seguire un programma alimentare per migliorarsi e stare bene: le risposte di E. N.

Qualche volta mi trovo a pubblicare, qui nel mio blog, una intervista a cui un/a mio/a cliente decide di sottoporsi. Lo trovo un modo efficace e diretto per dimostrare che si possono ottenere ottimi risultati con volontà e con fiducia.

Oggi vi propongo le risposte che mi ha dato E. N. che ha seguito il programma alimentare pur trovandosi spesso a doversi spostare per lavoro (anche all’estero).

Ringrazio E. N. per aver partecipato a questa intervista e per la sua accuratezza nelle risposte che mi ha dato. Vediamole insieme.

 

  1. Qual è il motivo che ti ha spinto a rivolgerti ad un nutrizionista?

Sono stati principalmente due i motivi che mi hanno spinta a rivolgermi ad un nutrizionista; in primo luogo, avendo all’epoca da poco iniziato il mio percorso in palestra, volevo unire all’esercizio fisico mirato (e direi piuttosto intenso) una giusta alimentazione, in modo da poter trarre il massimo beneficio dal praticare attività fisica; in secondo luogo, ho da sempre avuto una grande curiosità nel comprendere il funzionamento di una corretta alimentazione, in particolare un’alimentazione che rispondesse al mio obiettivo, cioè quello di aumentare la massa muscolare, “afflosciata” dopo una perdita di peso importante.

 

  1. In che modo hai affrontato la dieta una volta che ti è stata consegnata? (Es. hai provato subito a seguirla, l’hai modificata a tuo piacimento, una volta all’estero sei riuscita a mantenerla, ecc.)

Ho iniziato da subito a seguire la dieta senza alcuna modifica se non una colazione al bar una volta al mese, che sostituiva quella della dieta; le uniche modifiche costanti che ho apportato alla dieta sono avvenute dopo la consegna del secondo piano alimentare, in cui ho aggiunto alla colazione un macchiato decaffeinato, in particolare nel periodo invernale in cui sento la necessità di qualcosa di caldo il mattino. Durante il mio soggiorno all’estero sono riuscita a mantenere la dieta, non facilmente lo devo ammettere, ma i sacrifici fatti nei mesi precedenti e i cambiamenti palesemente visibili mi hanno spinta a non mollare e, anzi, hanno rafforzato la mia volontà di continuare con il piano alimentare

  1. Come è stato il tuo rapporto con la nutrizionista?

La Dottoressa Cassaro è un’ottima nutrizionista, disponibile per chiarimenti anche al di fuori dei singoli appuntamenti e sempre pronta a rispondere a curiosità (le mie sono molte, devo ammetterlo) riguardo al perché, ad esempio, vi fosse la scelta di un determinato alimento a pranzo anziché a cena; oltre a questo, l’esperienza sportiva della Dottoressa mi ha permesso di risolvere molti dubbi riguardo esercizi fisici mirati alle mie problematiche e di migliorare l’efficacia dell’allenamento

  1. Che risultati hai ottenuto dopo l’inizio della dieta?

Dopo l’inizio della dieta, i primi risultati che ho ottenuto sono stati risultati psicologici: mi sentivo meglio, sicuramente, ma percepivo che la mia mente era più libera, e sentendomi sempre seguita dalla Dottoressa (a cui avrei potuto rivolgermi in qualsiasi momento), ho affrontato con più leggerezza le difficoltà iniziali (tenendo conto che la mia dieta era una dieta ipocalorica). Ho iniziato a guardare il cibo con molta più consapevolezza e, dopo un periodo iniziale in cui avevo voglia di mangiare oltre ciò che era indicato nella dieta, queste voglie sono diminuite. I cambiamenti fisici sono evidenti, così come un miglioramento dello stato di salute. Sono ad un passo dal raggiungimento dell’obiettivo fissato mesi fa con la Dottoressa, a cui siamo arrivate con calma ma con molta consapevolezza e determinazione

Cosa sapere sul colesterolo

Il colesterolo è un composto importantissimo per il benessere del nostro organismo e per questo motivo è bene sapere come funziona e a cosa serve.

Il colesterolo è una molecola organica lipidica (‘grassa’) distribuita in tutto l’organismo. Se rientra in determinati valori, è un elemento fondamentale delle membrane cellulari ed è parte della guaina mielinica che riveste l’apparato di propagazione dei segnali della attività neuronale. Viene inoltre utilizzato dal nostro organismo per la sintesi di altri comporti, come la vitamina D e gli ormoni sessuali.

Il colesterolo è anche una componente della bile, quella sostanza prodotta dal fegato che serve all’intestino per assorbire vitamine e grassi derivanti dalla dieta.

Il colesterolo, per poter arrivare ai vari organi corporei e per essere utilizzato, deve essere trasportato nel nostro corpo da alcune proteine specifiche. A seconda del tipo di proteina che lo trasporta, il colesterolo viene definito con tre sigle: Hdl, Ldl e Vldl.

L’Hdl, colesterolo che viene trasportato da proteine cosiddette ad alta densità (High density lipoprotein) ha la funzione di rimuovere il colesterolo in eccesso da diversi tessuti e dalle arterie riportandolo verso il fegato; perciò viene definito come ‘colesterolo buono’.

L’Ldl, al contrario, si occupa di trasportare il colesterolo dai siti dove viene prodotto verso i tessuti, anche le arterie, dove può depositarsi (Low density lipoprotein).

Infine il Vldl (Very low density lipoprotein) viene trasportato in bassa quantità insieme ad elevate quantità di trigliceridi, favorendo quindi l’occlusione delle nostre arterie.

Quando è bene tenere sotto controllo il colesterolo?

Gli uomini dopo i 40 anni e le donne dopo i 50 è bene che conoscano il proprio valore del colesterolo. Chi però avesse casi nella propria famiglia di colesterolo alto, dovrebbe iniziare a tenerlo sotto controllo anche prima di queste età. Lo stesso vale anche per le persone con diabete o per chi è in forte sovrappeso.

La cause che possono influenzare un aumento nei livelli di colesterolo sono molteplici, ed alcune anche insospettabili: tra le più importanti ci sono le seguenti.

La genetica per prima, ha un ruolo importante. L’ipercolesterolemia familiare, ovvero determinata dalla genetica della famiglia, è all’origine di alterazioni metaboliche che finiscono con il determinare accumulo e deposito di colesterolo nelle arterie.

Il sovrappeso: se l’indice di massa corporea è uguale o supera il valore di 30, aumenta il rischio cardiovascolare e quindi anche la possibilità che il colesterolo si accumuli nelle arterie.

La dieta quindi diventa fondamentale per non far aumentare i livelli di colesterolo. Se si consumano eccessive quantità di cibi ad alto contenuto di grassi (sia animali che vegetali), il rischio di veder aumentare i livelli di colesterolo si alza.

La sedentarietà e la mancanza di attività fisica sono fattori di rischio in quanto riducono la possibilità di far aumentare i livelli di colesterolo buono e di abbassare le quantità di Vldl e trigliceridi.

Una buona prevenzione delle malattie cardiovascolari richiede quindi una attenzione personale sia al proprio stile di vita che alle nostre abitudini quotidiane. E’ bene quindi controllare i livelli di colesterolo e agire in prevenzione per tenere sotto controllo la salute del proprio cuore e del nostro apparato circolatorio.

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Un'alimentazione corretta ed equilibrata costituisce un presupposto indispensabile per una vita in salute, diminuendo il rischio di comparsa di molte malattie quali ipertensione, patologie cardiovascolari, diabete ed obesita.
Nutrizionista Laura Cassaro
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